
Rodrigo De Marinis
di Walter Luzi
Il distributore storico dei giornali De Marinis, in Ascoli lo conoscevano tutti. Meglio come Rirì De Marinis. Ma che si chiamasse Rodrigo, quasi nessuno, parenti a parte. Sofia Micheli è la nipote. Grazie a lei riusciamo a recuperare preziosa Memoria del nonno. Rimasto nella storia della città come uno dei primi, ma certamente il più noto e ricordato, fra gli addetti alla diffusione della carta stampata in città. Anche se questo non è stato di certo l’unico fra i suoi meriti.

De Marinis sulla sua auto
Solo i meno giovani possono, infatti, aver ricordato la sua apertura, nel 1927, del lussuoso Gran Caffè-Ristorante San Marco al pianterreno di quel monumento cittadino che ancora chiamavano Palazzo del Popolo. Due gli ingressi, aperti sull’omonima, centralissima piazza, e su via Trivio. Abruzzese di nascita, discendente di una famiglia che ha espresso un esponente di spicco della Carboneria teramana, divenuto ascolano di adozione per amore, ha fatto parte di quella generazione così “fortunata” da riuscire ad incappare in entrambe le guerre mondiali.

Da giovane
L’avo ribelle
Rodrigo De Marinis era di origine abruzzese. Era nato, infatti, a Penna Sant’Andrea, in provincia di Teramo, il 10 agosto 1894. Uno dei suoi avi, Bernardo De Michaelis, era stato fra i carbonari ribelli alla dominazione napoleonica del Re di Napoli, Gioachino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte. Bernardo aveva dato manforte, a venticinque anni, alla testa di duecento teramani, alla rivolta di Città Sant’Angelo, nel pescarese, del 27 marzo 1814, brutalmente soffocata nel sangue dai francesi. Venne fucilato, insieme ad altri insorti, nel luglio di quello stesso anno, a Penne, contro il muro di una chiesa. Decapitato, la sua testa venne riportata ed esposta nella piazza del suo paese, a monito per la sua gente. Alla sua famiglia imposto, come ulteriore sfregio, il cambio del cognome, da De Michaelis in De Marinis.
Rodrigo si era trasferito in Ascoli dopo il matrimonio con Anna Tarlazzi, giovane, bella e volitiva rampolla di una famiglia bene impegnata, nel capoluogo ascolano, nella bachicoltura. All’ultimo piano di uno stabile di via Trieste, dove oggi c’è la Banca Nazionale dell’Agricoltura, avevano il loro laboratorio di allevamento dei bachi da seta. La giovane e bella Anna, fresca sposina, ci aveva anche provato, subito dopo le nozze, a stare a Penna Sant’Andrea, ma abituata com’era alla bella vita di città, non ce l’aveva fatta proprio a restare laggiù. Aveva convinto dunque il marito a vendere tutte le sue proprietà in Abruzzo, case e terreni, e a trasferirsi con lei ad Ascoli. Il loro idillio era stato bruscamente interrotto dallo scoppio della Grande Guerra.
(Il testo continua dopo le immagini)

In trincea

Nella Grande Guerra

La Grande Guerra
Rodrigo aveva combattuto in prima linea, riuscendo, miracolosamente, a riportare a casa la pelle. In quel primo dopoguerra figurava fra le persone più facoltose della città ed era, per questo, stato uno dei primi possessori di autovetture e grande appassionato di motori. In una foto custodita dalla nipote è a bordo di una sportiva Fiat S61 che veniva usata per gare e record di velocità. Si racconta anche che, quando, nel 1927, il Re Vittorio Emanuele III si recò in visita ad Ascoli, fosse proprio a bordo della sua auto a girare fra le vie principali del centro addobbate per l’occasione. In un’altra foto degli anni Trenta è a Sanremo in posa, con alcuni amici, davanti ad una Fiat 514.

In gita a Sanremo con gli amici

Il Re in visita ad Ascoli

Il Re in visita ad Ascoli
Il San Marco
Rodrigo De Marinis aveva investito poi, nel 1928, gran parte del ricavato delle vendite dei capitali di famiglia abruzzesi, nell’apertura del lussuoso Caffè-ristorante-sala da thè “San Marco”. Sotto l’austero portico del Palazzo dei Capitani, ancora chiamato, come l’attigua celeberrima piazza su cui affaccia, Palazzo del Popolo. Un altro ingresso è aperto, invece, sulla retrostante via Trivio. Per i tempi, e per la remota provincia ascolana, si tratta di un autentico evento. L’architetto veneziano Umberto Bellotto dirige i lavori di ristrutturazione insieme all’ingegnere dell’ufficio tecnico del locale municipio Arturo Paoletti. Il laboratorio interno di pasticceria fresca “dotato di modernissimo forno elettrico”, la qualità superiore del caffè espresso, con torrefazione propria, sono le specialità proposte ad “un pubblico sia cittadino che forestiero”.

Invito per l’apertura del San Marco
Il nuovo caffè-ristorante, fra i più signorili e lussuosi della regione, che vanta, oltre all’attrattiva puramente artistica della location, anche “moderno comfort, inappuntabilità dei servizi e modicità dei prezzi” non riuscirà mai, però, a decollare veramente. In occasione della inaugurazione in pompa magna del nuovo locale, il 5 gennaio 1928, De Marinis fa arrivare addirittura, apposta da Vienna, persino una orchestra, tutta femminile, al completo. Una sensibilità artistica ed un pensare in grande sicuramente illuminati, encomiabili e d’avanguardia, quelli di Rodrigo “Rirì” De Marinis, ma che, purtroppo, male si concilieranno con l’arretratezza, culturale ed economica, della città.

Invito per l’apertura del San Marco
La libreria De Marinis
Richiamato dall’Esercito anche durante la Seconda guerra mondiale, e fortunatamente scampato alle sue insidie mortali anche stavolta, De Marinis vede dissolversi tutta la sua agiatezza economica negli anni durissimi del secondo dopoguerra.
Quello che resta dei suoi ingenti risparmi, derivati dalle vendite, negli anni Venti, dei suoi possedimenti abruzzesi, diventa carta straccia a causa della sopravvenuta altissima inflazione. Inoltre, l’avvento del nylon e delle altre fibre sintetiche, schiantano il mercato della seta naturale e tutti i laboratori artigianali bacologici, uno dopo l’altro, chiudono i battenti. E quello della famiglia della moglie segue la stessa sorte.

Durante la Seconda Guerra Mondiale
La libreria-edicola, rivendita di tutti i quotidiani e le riviste, aperta da Rodrigo De Marinis nel cuore della città, all’incrocio fra gli storici cardo e decumano, diventa così la sua attività principale. Nel vicolo di fronte alla odierna farmacia Rosati occupa tutte le vetrine sotto al portico. Insieme a libri e giornali vende anche le radio, ma in quel ramo commerciale che va profilandosi, di televisori e piccoli elettrodomestici per la casa, non riporrà mai la necessaria fiducia. La libreria De Marinis diventerà invece punto di riferimento per i pochi uomini di cultura di passaggio in città. Come Renato Guttuso, che passerà dalla locale Scuola Allievi Ufficiali di Complemento delle Casermette. O Enrico Lucherini, l’antesignano dei press agent. Oltre, ovviamente, a costituire punto di abituale incontro per i personaggi più rappresentativi dell’intellighenzia cittadina, nonché amici, come, fra i tanti altri, Carlo Paci e Gianfranco Silvestri.
Il Corriere della Sera e altre testate nazionali lo gratificano più volte, con medaglie ed attestati per il suo ruolo di distributore. La commessa storica della libreria è la mitica Lisetta, ma i dipendenti di Rodrigo De Marinis saranno diversi. Proprio uno di loro, Carlo Angelini, rileverà l’attività all’alba degli anni Cinquanta. Anna Tarlazzi e Rodrigo De Marinis avranno una unica figlia, Adriana. Che diventerà la moglie dell’offidano Vincenzo Micheli. Grazie alla loro figlia, Sofia Micheli, la nipote di Rirì De Marinis, abbiamo potuto fare questo salto indietro nel tempo. Riportando alla luce il personaggio, e riaprendo, onorandoci, l’album fotografico di famiglia. La incontriamo all’interno della sua bellissima profumeria, la Victoria, fra le più esclusive nel centro di Ascoli.

De Marinis premiato
«Mio nonno era una splendida persona – ci dice – quello che traspariva di lui, oltre alla grande signorilità, era la straordinaria bontà. Veramente calzante, in questo caso, definirlo, come si usa dire spesso, una persona di altri tempi. Viveva esclusivamente per la moglie e per la figlia, entrambe amatissime. Erano, queste due donne, i suoi affetti più cari, e verso di loro è stato sempre, smisuratamente, bendisposto».
Rodrigo, Rirì, De Marinis si ammalerà e morirà, a soli settantaquattro anni, nel 1968.

Altro premio
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