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Il Covid nelle scuole del Piceno:
paure e incertezze dei genitori
tra regole e protocolli

EMERGENZA CORONAVIRUS - Claudio Angelini, direttore del Sisp: «Nella gestione dell'emergenza la famiglia ha un ruolo centrale. La macchina della prevenzione si basa sulla stretta collaborazione tra tutti. In caso di febbre, avvisare subito il medico e la scuola. Il Dipartimento scende in campo se c'è un positivo o su segnalazione di presidi per casi particolari»

Nel riquadro, Claudio Angelini

di Maria Nerina Galiè

Protagonisti della gestione dell’emergenza sanitaria, oltre al Covid che non lascia in pace il Piceno (17 ieri 9 ottobre, ma 35 e 38 nei due giorni precedenti) ci sono le regole anti contagio e le procedure che, di fronte a conferme o sospetti, vanno applicate nei vari ambienti della vita cittadina.

Nelle scuole, ci sono anche i genitori degli alunni che cercano di districarsi tra la volontà di fidarsi dei protocolli ed un legittimo timore di fronte ad un nemico del tutto sconosciuto.

E’ altissima l’allerta in tutti gli istituti sull’uso di mascherine, distanziamento e igiene costante della mani e, soprattutto, si punta a rendere consapevoli i ragazzi alle prese con questa nuova materia che è la prevenzione, senza creare pericolosi o “comodi” allarmismi.

Il «che bello non si va a scuola» è stato abbondantemente sorpassato dal desiderio di tornare alla normalità, tra i ragazzi.

Lezioni a distanza nelle scuole chiuse o nelle classi in quarantena, in attesa dell’esito del tampone di massa per un caso confermato.

Molte le classi deserte anche solo per precauzione, perdendo quindi giorni di scuola perché l’online non è previsto se un compagno è solo sottoposto a tampone.

Si stanno dilatando i tempi per l’esecuzione degli esami molecolari e per avere gli esiti, a causa dell’aumento delle richieste della prestazione.

I tamponi rapidi, in funzione già in qualche scuola, avranno la loro parte per scovare possibili positivi, che saranno poi da confermare.

Una classe di scuola media di Ascoli è rimasta a casa dal 3 all’8 ottobre, per un caso Covid.

La sera del 3 ottobre hanno ricevuto una mail dalla scuola con l’invito “a non portare i propri figli a scuola fino a nuove disposizioni del Dipartimento”.

«Non c’era però alcuna motivazione – ha riferito una mamma – noi ovviamente sapevamo di una caso di positività e abbiamo rispettato l’indicazione».

Figli a casa. Così pure almeno un genitore che se lavora deve chiedere il congedo: vuoto normativo.

«Confermato dal referente della scuola – precisa la mamma –  che anzi precisa che la struttura è tenuta ad accogliere gli studenti i cui genitori non accolgono l’invito della scuola a non farlo, proprio perché si tratta solo di un consiglio».

«La convocazione  per il tampone – continua la donna – arriva dopo un paio di giorni, tramite sms dall’Asur con un appuntamento per recarsi a fare il tampone privo del nome della persona. Doveva farlo solo mia figlia? La sorella? Noi genitori?

Abbiamo telefonato all’Asur. Ci è stato chiarito che solo mia figlia doveva sottoporsi all’esame, ma non si spiegavano come fosse possibile che mancasse il nome.

Comunque, mercoledì il tampone con esito entro sera: negativo. Giovedì pomeriggio abbiamo ricevuto la telefonata del dipartimento che ci informava che venerdì i bimbi sarebbero potuti rientrare».

Altro episodio.

Il 9 ottobre si sa di due casi confermati che però sono assenti da martedì 6: un genitore ha avuto un contatto con un collega positivo, non manda i figli a scuola e nel frattempo tampone a tutti: positivi.

Ora i compagni di classe dei due fratelli sono in attesa di essere chiamati per il tampone. Alcuni hanno già l’appuntamento.

Altra scuola media, altro genitore: «C’era un bimbo positivo in classe. Sono stati fatti i tamponi agli altri, tutti negativi. Ci sono però studenti e genitori preoccupati perchè alcuni insegnanti di quella classe fanno scuola anche in altre. Nessuno vuole fare allarmismo, ma queste situazioni non vanno proprio sottovalutate. Non so a chi spetta, se alla scuola o all’Asur, ma forse andava fatta una sanificazione, magari chiudendo la scuola uno due giorni».

Incertezza, preoccupazione, dilagano tra i genitori a cui non resta che affidarsi, e fidarsi, della macchina della prevenzione guidata dal dottor Claudio Angelini, direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5.

Se un ragazzo ha febbre e mal di gola, deve avvisare subito il medico di medicina generale o il pediatra. Sarà il professionista a valutare il da farsi.

Va però avvisata immediatamente anche la scuola che deve avere il quadro completo della situazione, classe per classe, caso per caso. Ad esempio, se in una classe c’è più di un assente per malattia, può decidere di avvisare il Dipartimento di prevenzione.

«I genitori hanno ruolo centrale nel contenimento del contagio aveva detto Angelini in un’intervista di prima dello squillo della prima campanella (leggi qui) e confermata in pieno in questo particolare momento per la scuola picena –  Saranno questi ultimi a dover misurare la temperatura ai figli prima di mandarli a scuola. Ad avvisare il preside o il coordinatore di classe se non vanno a scuola perché malati. A chiamare subito il medico se insorgono sintomi simil influenzali per sapere come comportarsi. A tenerli a casa se indicato dal medico, dal preside o dal Dipartimento di prevenzione».

Di regola il Sisp scende in campo se c’è un positivo.

«Facciamo fare tamponi a tutta la classe. Se negativi, di volta valuteremo chi e se far rimanere in quarantena. Potremo anche ritenere che tutti possono tornare in classe, oppure nessuno. O addirittura chiudere la scuola intera.

Dipende dalla situazione che troviamo durante l’inchiesta epidemiologica che si basa su precisi criteri. Ad esempio, quanti ambienti sono stati condivisi, quante le persone coinvolte e quali essere considerate contatti stretti.

Se un alunno ha un caso in famiglia o è stato segnalato come contatto stretto di un compagno di calcio, tanto per dirne una, lo chiamate per il tampone e non va a scuola in attesa del risultato. La classe che frequenta, viene coinvolta?

«No. Viene coinvolta solo se in caso di positività confermata».

«Per vincere – è sempre Angelini che parla – è necessaria una forte sinergia tra le 4 categorie direttamente coinvolte Gli insegnanti e il personale Ata tra cui è stato delineato un referente Covid, il Dipartimento di prevenzione con cui relazionarsi per qualsiasi cosa, medici di famiglia e pediatri e, appunto, i genitori».



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