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Zona arancione,
addio della Vallata del Tronto
a bar, ristoranti e ipermercati

EMERGENZA COVID - Sabato di saluti per Castel di Lama, Colli e Spinetoli, con i residenti costretti agli ultimi pranzi, aperitivi e colazioni. Mentre gli abitanti dei paesini limitrofi lanciano l’assalto agli ipermercati, c’è chi si interroga sulla bontà delle scelte del Governo e chi, per motivi di lavoro, stringe i denti in attesa di tempi migliori
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di Federico Ameli

Dopo una settimana trascorsa nella ben più rassicurante zona gialla, in questa mite domenica di metà novembre le Marche si sono risvegliate ufficialmente in zona arancione, adeguandosi alle misure previste già da qualche giorno nel vicino Abruzzo.

Con il ritorno in grande stile dell’autocertificazione – ora necessaria per motivare gli spostamenti da un Comune all’altro -, dopo le prime importanti restrizioni di qualche settimana fa (leggi l’articolo) bar e ristoranti sono costretti ad abbassare una volta per tutte le serrande, limitando il servizio all’asporto o alla consegna a domicilio.

I tavoli di Paglià, il locale inaugurato qualche giorno fa a Spinetoli. Con l’istituzione della zona arancione resteranno liberi per un bel pezzo

Da oggi in poi niente più aperitivi e pranzi della domenica, ma nell’ultimo giorno di libera uscita concesso dal ministro Speranza gli abitanti della Vallata hanno comunque colto l’occasione per salutare degnamente i propri luoghi del cuore.

Già dalle prime ore dell’alba, i bar di Castel di Lama, Colli e Spinetoli sono stati presi d’assalto per la colazione, mentre diversi locali della zona hanno fatto registrare il tutto esaurito per l’ultimo pranzo al ristorante.

La musica non cambia anche guardando al settore della grande distribuzione, con i centri commerciali Al Battente e Città delle Stelle che hanno fatto registrare un’affluenza record rispetto agli ultimi fine settimana. Il motivo è presto detto: più che per timore di un’improvvisa chiusura – che, è bene ricordarlo, resta scongiurata anche in caso di passaggio alla temutissima zona rossa – le lunghe code di cui diverse famiglie sono state loro malgrado protagoniste sono state dettate dall’esigenza di fare l’ultima scorta nell’ipermercato di fiducia da parte di chi, a partire da stamattina, non potrà più allontanarsi dal proprio Comune di residenza senza una valida motivazione.

Caso limite quello di Castel di Lama, con il paese diviso in due da un confine più burocratico che effettivo con il Comune di Ascoli che sulla carta impedirebbe ai residenti di recarsi all’Ipercoop di Città delle Stelle per fare la spesa. In molti hanno chiesto lumi al sindaco Mauro Bochicchio, che sulla sua pagina Facebook ha fatto appello al buon senso delle forze dell’ordine, come avvenuto anche in occasione del lockdown di qualche mese fa.

Mauro Bochicchio

Restando in paese, i lamensi non si sono certo fatti sfuggire l’opportunità di consumare l’ultimo aperitivo – dell’anno? Ci auguriamo di no. Bar e locali piuttosto affollati, pur nel pieno rispetto dei limiti previsti dalle norme vigenti, con palpabile amarezza allo scoccare delle 18.

Uscendo da un bar, il giovane Andrea ci spiega il suo punto di vista sul passaggio dal giallo all’arancione. Tutto sommato, a lui sembra andar bene così. «Avendo molti amici in paese, per me non cambia poi così tanto. Già da qualche settimana stavo cercando di limitare al minimo gli spostamenti e le occasioni di contagio, credo che il governo si stia muovendo nella giusta direzione».

Chi invece non può fare a meno di palesare una certa dose di scetticismo sulle scelte di palazzo Chigi è Alessandro, residente a Spinetoli. «Al di là delle mie motivazioni personali – la mia ragazza vive a San Benedetto e difficilmente riusciremo a vederci – penso che Conte e i suoi stiano prendendo decisioni in maniera troppo affrettata, senza valutare l’efficacia dei singoli provvedimenti».

Sfera affettiva a parte, a rimetterci in prima persona sono i gestori dei locali della zona, costretti a fare i conti con una situazione obiettivamente molto complessa. Alcuni hanno già staccato la cornetta, ma con un po’ di pazienza qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere riusciamo comunque a trovarlo. «Già da qualche tempo siamo aperti sono nel weekend – racconta Ilaria Cammarota del Vernacolo di Castel di Lama – dato che durante la settimana, non essendo ad Ascoli, c’è poca affluenza.

Il Vernacolo di Castel di Lama

Nel fine settimana si lavora bene, ma bisognerà vedere cosa succederà con la chiusura dei confini tra un paese e l’altro». Come ci spiega Ilaria, pur essendo considerati come un servizio di prima necessità, la condizione per poter valicare la frontiera che virtualmente separa i Comuni della zona è l’assenza di ristoranti e pizzerie nelle immediate vicinanze, una condizione che finisce inevitabilmente per tarpare le ali a chi è abituato a rivolgersi a una clientela di più ampio respiro.

«Da oggi in poi abbracceremo esclusivamente il territorio di Castel di Lama, il che per noi è molto limitante. Ieri sera sono venuti a farci visita tante comitive da Ascoli, San Benedetto e paesi limitrofi. Questa sarà una settimana di prova, vedremo come andrà a finire». Bene, almeno si spera, ma per una volta ci sentiamo di giustificare i pessimisti cosmici.



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