
Un momento della solenne Processione nel borgo storico di Monteprandone
(Servizio e foto di Fabrizio Ottavi)
Suggestiva, intensa e profondamente partecipata: si è svolta nella serata di ieri, Venerdì Santo 3 aprile, la solenne Processione del Cristo Morto a Monteprandone, che dalle ore 21 ha attraversato le caratteristiche rue dell’incasato medievale con circa 300 protagonisti.
Un evento carico di spiritualità e tradizione, che ogni anno richiama l’intera comunità e numerosi visitatori, confermandosi uno degli appuntamenti più significativi del territorio. Il corteo processionale ha aperto con la Croce, seguito dai simboli della Passione di Cristo, dalle sette parole di Gesù, dalle vergini vestite di bianco, dalle pie donne con i loro canti, dalle ragazze con le sette spade, dalla banda musicale, dalle autorità religiose e civili, dalla statua di San Giovanni e dalla toccante immagine della Madonna Addolorata.

La bara portata a spalla
Al centro della processione, la storica bara portata rigorosamente a spalla: un’imponente opera realizzata nel 1847 dall’ebanista Sante Morelli su commissione della Confraternita della Pietà e della Morte. Impreziosita da velluti rossi e ricami in filo d’oro realizzati dalle Suore di Ripatransone, custodisce al suo interno la pregevole scultura lignea del Cristo Morto, datata 1846 e attribuita allo scultore Emilio Paci.
Una tradizione lunga oltre un secolo e mezzo – giunta alla 167esima edizione – che rappresenta un forte simbolo di fede popolare e identità. Non a caso, la Processione del Cristo Morto della Parrocchia di San Nicolò di Bari è stata inserita dall’Associazione Borghi più belli d’Italia nelle Marche tra le cinque rievocazioni del Venerdì Santo più suggestive della regione.

Il sindaco Loggi, insieme alle altre autorità del territorio, in prima fila nella chiesa durante il rito
«Per il nostro Paese è una manifestazione che viene da molto lontano, sono oltre 160 anni, ed è un punto di riferimento per la comunità di Monteprandone e Centobuchi – ha sottolineato il sindaco Sergio Loggi – Quest’anno la nostra processione è stata riconosciuta tra le cinque più importanti delle Marche: questo dimostra che, oltre al valore religioso, c’è anche una forte valenza culturale e identitaria. La partecipazione è altissima, con tanti figuranti e soprattutto tanti giovani, segno di una comunità viva e profondamente legata a questa tradizione».
Alla processione ha preso parte anche il vescovo Gianpiero Palmieri, che ha offerto una riflessione intensa sul significato del Venerdì Santo e sul valore della pace: «Queste sono manifestazioni della fede del popolo di Dio. Il Venerdì Santo è il giorno in cui Dio vive l’esperienza della morte, che sembra assurdo: Dio che muore. Eppure è proprio questo che accade in Gesù, che ama l’umanità fino a condividere il cammino della sofferenza, non da vincitore ma da emarginato e rifiutato».

Il vescovo Gianpiero Palmieri
Un messaggio che si fa ancora più attuale guardando al contesto internazionale: «Non ha nessun senso invocare il nome di Dio per appoggiare la guerra, nessun senso nel messaggio di Gesù. È soltanto una deformazione che sa di bestemmia. Questa notte ci rivela invece che Dio è il Dio della pace e dell’amore, e sostiene tutti coloro che operano per la giustizia, la verità e la pace».
Il vescovo ha poi rivolto un pensiero ai giovani: «Dobbiamo aiutare i ragazzi a ritrovare speranza, a credere nel futuro, a sognare e a realizzare i propri progetti. Non sono affatto insensibili alle cose che contano, ma hanno bisogno di sentirsi sostenuti e presi sul serio».
Grande partecipazione da parte dei ragazzi, elemento evidenziato con soddisfazione dall’amministrazione comunale e dalla Confraternita della Pietà e della Morte, che conta oltre 40 iscritti, molti dei quali giovani. Proprio il priore Maurizio Caponi ha ricordato come la manifestazione sia resa possibile ogni anno grazie all’impegno condiviso di tutto il territorio.
Una notte di silenzio, preghiera e partecipazione collettiva, che ha confermato ancora una volta la Processione del Cristo Morto di Monteprandone come uno dei momenti più intensi e identitari della Settimana Santa marchigiana.
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