L’Ast Picena interviene per chiarire le ragioni che hanno portato all’invio di lettere ad alcuni medici di medicina generale in merito alle prescrizioni specialistiche e ai relativi codici di priorità, a seguito delle dichiarazioni della dottoressa Luana Liberati di Comunanza, che ha ricevuto la missiva come altri 21 colleghi della provincia, e non è rimasta in silenzio (leggi l’articolo).
Al centro della questione ci sono i Raggruppamenti di attesa omogenea (Rao), adottati formalmente dalla Regione Marche con la delibera 231/2025, strumenti utilizzati per stabilire i tempi di accesso alle prestazioni specialistiche in base alla reale condizione clinica del paziente, precisano i vertici della Sanità locale.
Secondo l’Ast, che si dice «rammaricata per la ricostruzione dei fatti, di parte e incompleta, avvenuta tra l’altro prima di ogni necessario confronto», le classi di priorità non rappresentano semplici parametri burocratici, ma indicazioni cliniche definite dal lavoro di 85 società scientifiche, coordinate da Agenas, tra cui anche la Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie.
L’obiettivo è evitare utilizzi impropri delle priorità. «Attribuire la classe “U” (urgente) a casi che, secondo i protocolli scientifici, rientrano nella classe “B” (breve) – sottolinea l’Ast – rischia di congestionare il sistema e rallentare le risposte per le vere urgenze». Analogamente, classificare visite di controllo come prime visite può incidere sull’accesso dei pazienti che attendono una prima valutazione specialistica e sulla gestione dei posti disponibili.
L’Azienda precisa inoltre che le lettere inviate ai medici non nascono da contestazioni individuali, ma da un’analisi generale delle prescrizioni effettuate nel 2025, condivisa con tutti i medici di famiglia del territorio. Da questo monitoraggio, spiega l’Ast, sarebbe emerso un numero limitato di prescrittori associati a una frequenza più elevata di prescrizioni considerate anomale, rendendo necessario un approfondimento.
«La nota individuale inviata su un campione ristretto di prescrizioni – precisa l’Ast – non rappresenta una contestazione, ma un invito a una revisione finalizzata a migliorare l’appropriatezza prescrittiva».
L’Azienda insiste sul fatto che il monitoraggio non abbia carattere sanzionatorio. L’attività di audit, viene spiegato, è prevista dall’Accordo collettivo nazionale e dalle normative regionali e costituisce un diritto-dovere dell’ente sanitario per garantire il corretto utilizzo delle risorse disponibili.
A intervenire è anche il direttore generale dell’Ast di Ascoli, Antonello Maraldo, che inquadra la vicenda nel più ampio tema dell’appropriatezza prescrittiva, da tempo al centro del dibattito sanitario.
«Alla dottoressa è stato fornito uno strumento utile per una revisione migliorativa del proprio operato, attraverso criteri oggettivi e rigorosi applicati a livello regionale e aziendale – afferma Maraldo – La comunicazione è stata inviata, oltre a lei, ad altri 22 medici e il recupero delle prestazioni inappropriate potrebbe tradursi in un miglioramento concreto delle performance aziendali a vantaggio dei cittadini».
Secondo il direttore generale, la maggior parte dei medici coinvolti avrebbe espresso un giudizio positivo sull’utilità dello strumento, mentre non risultano altre diffide presentate all’Azienda per l’applicazione delle procedure previste dalle norme vigenti.
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