Plasma, la Regione accende i riflettori: commissione ispettiva sul caso. In campo anche due esperti ascolani

SALUTE - Verifiche sulle criticità nella lavorazione del sangue nelle Marche. Nella task force regionale Antonio Canzian e Marianna Catalini dell’Ast di Ascoli. Ripercorriamo, in sintesi, questa vicenda con tanti lati ancora da chiarire
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La Regione Marche corre ai ripari sul caso del plasma e avvia un’indagine interna per fare piena luce su una vicenda che, nelle ultime ore, ha sollevato interrogativi e polemiche. Nel pomeriggio del 25 marzo la Giunta regionale ha infatti dato il via alle procedure per l’istituzione di una commissione ispettiva incaricata di verificare le presunte criticità emerse nella gestione e lavorazione del sangue.

 

A stretto giro è arrivato anche il decreto del direttore del Dipartimento Salute, che ha individuato i componenti del nucleo ispettivo: professionisti selezionati attraverso una valutazione tecnica, sulla base di esperienza e competenze specifiche nel settore.

 

Il dottor Canzian

Nel dettaglio, fanno parte della commissione il dottor Massimo Mazzieri, direttore socio-sanitario dell’Ast (Azienda sanitaria territoriale) di Ancona, e il dottor Edoardo Berselli, direttore della Uoc (unità operativa complessa) Direzione Medica – struttura che si occupa di qualità, accreditamento e formazione – dell’Ast di Pesaro e Urbino, attualmente anche con incarico temporaneo di Direttore sanitario.

 

Ma un ruolo di primo piano è affidato ai professionisti dell’AST di Ascoli Piceno, chiamati a contribuire in maniera determinante alle verifiche. Si tratta del dottor Antonio Canzian, direttore della Uoc di Medicina Trasfusionale – ovvero la struttura che gestisce raccolta, lavorazione e utilizzo del sangue e dei suoi componenti – nonché direttore pro tempore del Dirmt (Dipartimento interaziendale regionale di Medicina Trasfusionale), e della dottoressa Marianna Catalini, direttrice della Uoc Gestione risorse umane dell’azienda sanitaria ascolana.

 

La commissione avrà il compito di accertare eventuali anomalie nel processo di scomposizione del sangue, cioè la separazione nelle diverse componenti (plasma, piastrine e globuli rossi), e nella gestione delle sacche di plasma, anche in relazione alla loro eventuale dismissione.

 

Al centro della vicenda, infatti, c’è proprio lo smaltimento di sacche di plasma non utilizzate, un tema particolarmente delicato considerando che si tratta di una risorsa preziosa e non riproducibile, fondamentale sia per le trasfusioni sia per la produzione di farmaci salvavita.

 

Secondo quanto emerso, il nodo principale riguarderebbe difficoltà nel rispetto dei tempi tecnici di lavorazione: il plasma deve essere trattato e congelato entro poche ore dalla raccolta, pena la sua inutilizzabilità. Proprio il mancato rispetto di queste tempistiche, legato anche a problemi organizzativi e a una possibile carenza di personale, avrebbe portato alla dismissione di parte delle sacche.

 

Restano però incerte anche le dimensioni del fenomeno. Le stime divergono: da un lato si parla di alcune centinaia di sacche, dall’altro di numeri ben più consistenti, con ricostruzioni giornalistiche che indicano quantitativi molto superiori. Un aspetto che contribuisce ad alimentare il dibattito politico e istituzionale.

 

Non è escluso, inoltre, che le criticità fossero già state segnalate internamente prima di emergere sulla stampa, mentre sul caso si sono già mossi anche organismi nazionali di controllo e sono stati presentati esposti per eventuali approfondimenti giudiziari.

 

In questo contesto, la scelta della Regione di istituire una commissione tecnica punta a fare chiarezza in tempi rapidi, verificando responsabilità e eventuali falle nel sistema. Un passaggio ritenuto necessario per garantire trasparenza e tutela di un settore strategico come quello della medicina trasfusionale.


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