Un pericolo ancora silenzioso, ma tutt’altro che lontano. È quello rappresentato dalla Vespa velutina e dalla Vespa orientalis, protagoniste del seminario organizzato sabato 28 marzo dall’Associazione Apicoltori Marchigiani nella sala della Ser Consulting. Un incontro partecipato che ha acceso i riflettori su una minaccia concreta per il comparto apistico locale, già sotto pressione.

Il seminario ascolano
A fare il punto è stata la dottoressa Giovanna Spreafico, apicoltrice professionista, medico veterinario e tecnico apistico per la provincia di La Spezia (Alpa Miele Liguria), intervenuta in qualità di relatrice insieme a rappresentanti istituzionali regionali e comunali.
Tra questi, l’assessore comunale Gianni Silvestri, l’assessore regionale Francesca Pantaloni e il vicepresidente della Regione Marche con delega all’Agricoltura, Enrico Rossi. Presenti anche il consigliere regionale Andrea Cardilli e Roberto Camaiani, presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari delle province di Ascoli Piceno e Fermo.

La dottoressa Spreafico
Al centro del confronto, il delicato equilibrio tra apicoltura e biodiversità. Le api – è stato ribadito – rappresentano un pilastro fondamentale per gli ecosistemi e per l’agricoltura, ma oggi si trovano a fronteggiare nuove minacce, tra cui proprio le specie invasive di vespe.
La Vespa velutina, già diffusa in Liguria dopo l’ingresso dalla Francia, è considerata tra le più aggressive nei confronti degli alveari. «Si tratta di un predatore altamente specializzato – è stato spiegato – capace di stazionare davanti agli alveari e decimare le api bottinatrici, compromettendo l’intera colonia». La sua espansione lungo il versante tirrenico verso sud preoccupa anche le Marche, finora ancora indenni.

Enrico Rossi
Non meno insidiosa la Vespa orientalis, ormai stabilizzata in alcune regioni del sud come Sicilia e Calabria. A differenza della vespa europea (Vespa crabro), con cui le api hanno sviluppato strategie di convivenza, queste specie alloctone trovano negli alveari un bersaglio facile: le api locali, infatti, non hanno ancora sviluppato difese efficaci.
Durante il seminario, Spreafico ha illustrato le esperienze maturate in Liguria, una delle prime regioni italiane colpite, presentando sistemi di monitoraggio, trappolaggio e contenimento già sperimentati sul campo. L’invito rivolto agli apicoltori marchigiani è chiaro: giocare d’anticipo, puntando sulla prevenzione e sulla formazione.

Nel Piceno rischio per 526 apicoltori
Un tema che riguarda da vicino il territorio. Nelle Marche si contano circa 3.333 apicoltori, di cui 526 nella sola provincia di Ascoli Piceno. Numeri che danno la misura di un settore diffuso e strategico, ma anche esposto ai rischi derivanti dall’arrivo di queste specie invasive.
L’obiettivo, condiviso da tecnici e istituzioni, è evitare di farsi trovare impreparati. Perché, come emerso dal confronto, l’esperienza di altre regioni insegna che intervenire tempestivamente può fare la differenza tra contenere il fenomeno o subirne pesanti conseguenze economiche e ambientali.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati