Vittorio Cantalamessa, missione compiuta: la cantina di Lucio Battisti parla ascolano (Foto)

RIETI - Ultimate dallo storico vetrinista le ambientazioni all’interno e all’esterno della casa museo del grande cantautore a Poggio Bustone: «Gli oggetti un tempo custoditi in quel luogo cantina e oggi riproposti parlano delle umili origini della famiglia di Battisti»
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La casa-museo di Lucio Battisti

 

di Walter Luzi

 

Vittorio Cantalamessa, missione compiuta. Come promesso lo scorso anno (leggi qui il nostro articolo del 13 dicembre 2025) in occasione della riconsegna del primo step dei suoi interventi, ha ultimato di recente la realizzazione e il montaggio in loco delle ambientazioni, all’interno e all’esterno, nella casa-museo di Lucio Battisti a Poggio Bustone (Rieti). Ogni promessa è debito, e l’infaticabile e appassionato vetrinista ascolano quelle che fa le mantiene sempre. A 83 anni non ha ancora perso quello che lui stesso definisce “l’entusiasmo nel fare”.

 

La cantina con la grotta

Fin dall’inizio del progetto di valorizzazione e arricchimento di tutti gli ambienti al piano superiore, aveva, infatti, rivolto la sua attenzione alla sottostante cantina, all’epoca in stato di totale abbandono. Quella resa celebre da una strofa di una delle sue canzoni più conosciute, “La canzone del sole”, del 1971: “La cantina buia dove noi respiravamo piano…”. Un lavoro di recupero storico e di forte simbolismo dietro alla scelta dei motivi della nuova ambientazione.

 

«Gli oggetti un tempo custoditi in quella cantina e oggi riproposti – spiega Vittorio Cantalamessaparlano delle umili origini della famiglia di Lucio Battisti. Povere cose, di quotidiano utilizzo. La damigiana, i boccali, il macinino, la bagnarola, l’aglio appeso alla parete, le bigonce per la vendemmia. Ma anche oggetti che parlano della storia della sua famiglia, come la foto dei nonni. E il vecchio trombone che il nonno suonava nella banda musicale del paese».

 

Vittorio Cantalamessa

Chiaramente lo strumento musicale non è l’originale, ma frutto di una generosa donazione a Vittorio da parte dell’imprenditore ascolano Giuliano Tosti. Nella parte più interna e intima della cantina poi, la piccola grotta, Vittorio Cantalamessa ha inserito i messaggi più potenti. L’angelo custode di Lucio, che potrebbe essere anche lo stesso “…caduto in volo…”, e l’invocazione “Madre mia”. Il grido di dolore di una mamma per il figlio bullizzato da piccolo e poi morto troppo giovane, o l’invocazione verso la sua mamma, agli affetti famigliari ai quali Lucio era molto legato. L’immagine di Lucio, infine, seduto pensieroso sul muretto, a simboleggiarne la solitudine.

 

Vittorio Cantalamessa, già vetrinista di valore al servizio dei più importanti brand di abbigliamento delle nostre zone, come Gabrielli Vendite, Coin, Di Sabatino, Bassetti e Monti, e grande estimatore, da sempre, del cantante laziale, ha, anche questa volta, donato generosamente le sue opere e il suo tempo alla casa museo, aperta e diretta da Pino Bonomo. Ha offerto disinteressatamente il proprio contributo artistico, ed eseguito personalmente tutte le operazioni di realizzazione e posa in opera in loco dei suoi manufatti. Una bella fatica, alla sua non più verde età che ha visto il figlio Felice come suo unico collaboratore, e prezioso compagno di viaggio nelle ripetute trasferte a Poggio Bustone. Vittorio, timido e riservato come suo costume, schiva ancora, con modestia, riflettori e ringraziamenti. L’auspicio è che ora la casa museo di Lucio Battisti, così degnamente impreziosita grazie a lui, possa essere ancor più valorizzata, promossa in ogni sede e visitata dai tantissimi fans dell’artista, scomparso prematuramente, a soli cinquantacinque anni, nel 1998.  

 

LE FOTO:

L’esterno della casa-museo

La cantina

La grotta all’interno della cantina


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