Smog killer nel Piceno: oltre 100 morti premature in un anno

SALUTE – Allarmanti i dati contenuti in un report ufficiale Arpam. Le polveri sottili Pm 2,5, ancora più insidiose delle Pm 10, finiscono sotto accusa per gli effetti sulla salute. Già nel 2018, una mozione in Consiglio regionale parlava già di un aumento di patologie nei quartieri Sud di San Benedetto legato proprio all’inquinamento atmosferico
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di Marco Braccetti

 

Nel Piceno, oltre 100 morti premature in un anno causate dall’eccessiva esposizione allo smog, in particolare alle temibili polveri sottili Pm 2,5. Il dato, anche se non recentissimo, è impressionante e deve far riflettere. Si tratta di una statistica del 2021, citata nell’ultimo Piao (Piano integrato di attività e organizzazione) dell’Arpam, ossia l’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche.

 

La tabella Arpam con i morto prematuri per smog, provincia per provincia

 

Come si può vedere nella tabella qui allegata, vengono analizzate tutte le province regionali, con quella di Ascoli che si piazza sostanzialmente a metà in questa triste classifica: 53 decessi prematuri ogni 100.000 abitanti. E considerando che nel Piceno risiedono circa 200.000 persone, il computo finale è presto fatto, come dicevamo all’inizio. Le polveri sottili Pm 2,5 sono molto più piccole delle ormai celebri Pm 10. E, proprio per questo, ancor più pericolose per il nostro apparato respiratorio, poiché vi si insinuano con maggiore facilità, superando la barriera tracheo-bronchiale e raggiungendo la zona alveolare.

 

Queste non sono solo mere nozioni teoriche. Infatti, è scientificamente dimostrato come la presenza di elevate concentrazioni di micropolveri nell’aria incida sfavorevolmente sulla qualità della vita di chi quell’aria è costretto a respirarla. A tal proposito, torna alla memoria la mozione presentata in Consiglio regionale nel 2018 dal compianto Peppino Giorgini – esponente del Movimento 5 Stelle, scomparso pochi mesi fa – e da Fabio Urbinati (Pd) per chiedere all’allora governatore  Ceriscioli l’attivazione di una seconda centralina di monitoraggio dello smog a San Benedetto, in particolare nell’area meridionale della città. Richiesta, tra l’altro, poi caduta nel vuoto. Ma un passaggio del documento interessava (e interessa) direttamente la salute di quanti vivono nei quartieri sud, proprio dove i due consiglieri invocavano maggiori controlli delle emissioni inquinanti.

 

L’unica centralina di monitoraggio dello smog presente a San Benedetto, in via Asiago, nei pressi del municipio

L’atto parlava di un «incremento in tale zona di cittadini con patologie importanti, quasi sicuramente riconducibili agli inquinanti atmosferici prodotti dalle auto e dalla micidiale concentrazione di abitazioni e impianti che producono inquinanti». Insomma: a Porto d’Ascoli lo smog porterebbe con sé malattie. L’atto di Giorgini e Urbinati citava pure una relazione dell’Arpam del febbraio 2015, che metteva in luce un altro dato allarmante: «Il 97% dei residenti nelle Marche è stato esposto a concentrazioni di Pm 2,5 superiori alle linee guida proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità».

 

Numeri, relazioni scientifiche e allarmi istituzionali, dunque, esistono da anni. Eppure il tema dell’inquinamento atmosferico continua troppo spesso a scivolare in secondo piano, quasi fosse un problema inevitabile. Ma dietro le statistiche ci sono persone, famiglie e vite spezzate troppo presto. Ed è proprio questo il dato che dovrebbe preoccupare più di tutti.


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