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Riapre lo “Stabili-Trebbiani”,
mascherine anche in aula
per chi è in attesa di tampone

EMERGENZA CORONAVIRUS - L'Usr Marche ha ribadito che "la richiesta del tampone, di per se stessa, non comporta limitazioni come per la persona posta in quarantena"». Il preside Verna ha revocato la chiusura fino al 24. I ragazzi proclamano lo sciopero: vogliono garanzie sulla sicurezza

Il Liceo Classico “Stabili” di Ascoli

 

E’ stato anticipato a domani, 20 ottobre, il rientro in classe per gli studenti del Liceo Classico “Stabili”, del Linguistico e delle scienze Umane “Trebbiani” di Ascoli.

E i ragazzi proclamano lo sciopero. Non ci saranno assembramenti, nessuna manifestazione. Hanno deciso di rimanere semplicemente a casa, da domani a sabato o anche oltre.

Più che in segno di protesta, gli studenti sono in attesa che il preside Artuto Verna risponda alla richiesta di maggiore sicurezza e dell’applicazione della didattica a distanza a rotazione, un terzo dell’istituto alla vota.

«Molti studenti – scrivono Diego Pasquale Morone, rappresentate d’istituto, e Simone Gaspari, rappresentante della consulta provinciale – non si sentono assolutamente tutelati dal punto di vista sanitario visto che varie classi vedranno presenti alunni ed insegnanti in attesa del tampone.

Riteniamo inutile risolvere il tutto con l’ obbligo di indossare la mascherina per tutto il tempo delle lezioni, e pensiamo che tale situazione, oltre a mettere a rischio la salute degli studenti, dei docenti e del personale ata, possa mettere a rischio anche quella di molti loro familiari.

Chiediamo quindi pubblicamente l’attivazione della didattica a distanza come da regolamento approvato in consiglio d’istituto e di effettuarla sino a quando non ci saranno le condizioni di sicurezza per il giusto ritorno in classe di tutti.

Chiediamo inoltre maggior trasparenza ed una migliore comunicazione con le Istituzioni scolastiche».

«La situazione –  è un altro ragazzo che parla – è problematica, noi studenti siamo seriamente preoccupati poiché vengono riammessi alle lezioni anche alunni (e docenti) che sono in attesa di eseguire il tampone (seppur con obbligo di mascherina).
Gli spazi e le aule non sono tali da garantire che ogni alunno si trovi in una situazione di sicurezza considerando anche l’andamento epidemiologico che ha rilevato un incremento notevole dei casi in tutta la regione, anche tra la popolazione scolastica».

Il preside Arturo Verna aveva deciso di tenere chiusa la scuola fino al 24.

Invece ieri, 18 ottobre, attraverso una nota ufficiale, l‘Ufficio Scolastico Marche, in ragione del «Tavolo di lavoro permanente  e di diretta interlocuzione con l’Agenzia Regionale Sanitaria», ha ribadito che «la richiesta del tampone, di per se stessa, non comporta limitazioni come per la persona posta in quarantena.

Pertanto per il personale scolastico e gli studenti, non in quarantena, ma in attesa del tampone, non è pregiudicata la presenza a scuola.

L’Autorità sanitaria (raccomanda tuttavia in questi casi l’uso rigoroso della mascherina da parte del soggetto interessato».

Vengono meno pertanto le ragioni per svolgere l’attività didattica a distanza nella settimana 19-24 ottobre, come ricorda lo stesso professor Verna.

Il preside, sentito «per le vie brevi» anche il dottor Claudio Angelini, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5, dispone che «tutte le classi della scuola riprendono le attività in presenza dal 20 ottobre. Le classi di cui al momento devono essere effettuati i tamponi, che vengono di seguito indicate, e i relativi professori devono indossare le mascherine non solo nei  luoghi comuni, ma anche in aula: classe 5° C Liceo Classico, 5° D Scienze Umane, 3° E linguistico, 3° F Linguistico, 3° B Linguistico, 5° B Linguistico, 5° E Linguistico.
L’obbligo delle mascherine in aula viene meno per le predette classi e per i relativi docenti solo una volta conosciuto l’esito dei tamponi da effettuare e/o comunque a partire da lunedì 26 ottobre».

Il provvedimento che Verna ha revocato oggi «era motivato dalle seguenti considerazioni: nella settimana 12-17 ottobre 2020, erano stati ufficialmente comunicati 6 casi di positività, tra cui quello di un docente, per un totale di otto classi coinvolte.

L’attività di contact tracing, tranne che per gli studenti di una classe, non era iniziata e avrebbe dovuto coinvolgere, oltre agli studenti delle classi, anche i loro docenti, il cui numero era quantificabile in complessive 40 unità (5 docenti di media per 8 classi, se ci si riferisce alle 48 ore precedenti la comparsa dei sintomi). 

Il predetto numero corrispondeva a poco meno della metà dell’intero corpo docenti e, comunque, la presenza a scuola delle predette classi e dei loro docenti in attesa del tampone era da escludere per motivi precauzionali.

Infine, il numero di docenti coinvolti nel tracing, che doveva essere predisposto, sarebbe stato troppo elevato per garantire l’attività didattica in presenza di tutte le classi, dal momento che l’organico della scuola non è strutturato per indirizzi, sicché molti docenti insegnano in diversi indirizzi, e avrebbe reso impossibile vigilare adeguatamente eventuali classi in presenza (non coincidenti con le otto in questione), a fronte dell’elevato numero di docenti coinvolti nel predetto tracing».

Il sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti

Anche il sindaco Pasqualino Piunti è preoccupato per l’aumento dei contagi nelle scuole.

Oggi ha incontrato il direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani per fare il punto sullo stato di attuazione del protocollo di prevenzione della diffusione del contagio nelle scuole cittadine, così come definito nella riunione con i dirigenti degli istituti scolastici comprensivi del 6 ottobre scorso.

Sulla base del quadro attuale della situazione, così come rappresentato in queste ore dai dirigenti scolastici, sentito anche il direttore del Sisp Claudio Angelini, l’Asur ha assicurato che entro pochissimi giorni saranno resi disponibili test rapidi da somministrare ad alunni e personale che sono stati a contatto con soggetti risultati positivi.

In questo modo si potranno ottenere elementi più precisi per l’adozione di eventuali provvedimenti.



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