di Luca Capponi
A quei tempi playoff, così come playout, era ancora una parola “esotica”, che nel calcio italiano non veniva mai utilizzata. Fino ai primi anni ’90, le prime classificate salivano di categoria e le ultime retrocedevano. Molto semplicemente. Nessuno scontro quinta e ottava, ad esempio, nessuno spareggio tra le (quasi) ultime. Questo produceva spesso un effetto, diciamo così, collaterale, con squadre fuori da ogni obiettivo molto prima della fine del campionato, a vivacchiare per giornate e giornate con conseguente perdita di stimoli e aumento a dir poco sospetto di risultati…strani. La panacea proposta per questa deriva fu appunto l’istituzione degli spareggi prima in C e poi, nel 2004/2005, anche in Serie B.

La finale di Foggia con il Castel di Sangro
Ecco dunque che al primo playoff disputato dall’Ascoli, era la stagione 1995-1996, non si sapeva bene cosa aspettarsi. Il Picchio ci arrivò da quarta classificata del girone B, che insieme al girone A componeva il quadro della Serie C1 a 36 squadre. La Lega Pro e i tre gironi danteschi di oggi sarebbero arrivati una venti anni dopo.
Complessivamente c’era fiducia per il pronto riscatto di una squadra che, retrocessa l’anno prima dalla B, non tastava le sabbie mobili della C addirittura dal 1971-1972. Una nobile decaduta, si direbbe oggi, che andò avanti grazie soprattutto all’exploit dell’attaccante Walter Mirabelli, che mise insieme 22 reti vincendo il titolo di capocannoniere del torneo dopo la precedente stagione flop. In panchina c’era Enrico Nicolini, giocatore simbolo dell’Ascoli di Rozzi (scomparso l’anno prima) e Mazzone.
Insomma, nonostante tutte le vicissitudini societarie dovute alla morte del mitico patron e l’inevitabile impatto con le mille insidie della categoria, più simile a una palude fatta di campetti, “maniscalchi” del pallone e tifoserie accese, sembrava che il destino stesse già restituendo parte di ciò che aveva tolto. E invece…

Eddy Baggio e alle sue spalle Enrico Maria Amore
E invece, dopo avere eliminato la Nocerina al primo turno (1-0 casalingo e 0-0 esterno), l’Ascoli si ritrovò in finale la sorpresa Castel di Sangro, squadra abruzzese proveniente da un piccolo comune di poco più di 5.000 abitanti, agli esordi nel calcio professionistico, protagonista di un campionato incredibile che vide i giallorossi guidati da Osvaldo Jaconi finire al secondo posto dietro il Lecce. Una “cenerentola” in piena regola, dunque. Che nella finale di Foggia compì il miracolo contro il più blasonato Picchio. Al termine di una partita a dir poco soporifera, finita sullo 0-0, il Castel di Sangro la spuntò per 6-5 ai rigori grazie al portiere Spinosa, entrato da poco in campo a sorpresa per sostituire il titolare De Juliis. Per l’Ascoli sbagliarono Milana e Mirabelli, proprio lui.
La cocente delusione non trovò conforto negli anonimi campionati successivi, in cui i bianconeri non figurarono mai tra le prime ed anzi si trovarono persino a lottare per non retrocedere. L’occasione propizia arrivò nella stagione 1999/2000, e sembrava quella giusta. Enzo Ferrari in panchina e squadra guidata dalla fantasia di Enrico Maria Amore e dal cecchino Eddy Baggio, fratello d’arte che trovò tra le cento torri tra la sua stagione d’oro con 23 reti, di cui una proprio nei playoff. L’Ascoli, infatti, con un gioco pragmatico, che badava al sodo lasciando poco spazio allo spettacolo, finì la stagione al terzo posto dietro a Crotone ed Ancona. Dopo avere eliminato la Viterbese con un doppio 1-0, nella finale di Perugia, l’11 giugno del 2000, l’Ascoli si trovò davanti proprio i cugini dorici, per un derby al cardiopalma. Ai tempi, infatti, complice il saliscendi tra A e B dei biancorossi, la rivalità era piuttosto accesa.

L’allenatore Enzo Ferrari
L’esodo dei tifosi ascolani verso l’Umbria fu commovente. La partita, invece, bloccata, tesa, con un contorno di circa 10.000 persone a partecipare emotivamente ad uno scontro che sapeva già di storia. Nell’Ancona militavano tanti ex bianconeri, passati e futuri: dall’allenatore Brini allo stesso Baggio, da Monticciolo a Paci e Manni fino a Favo e Peccarisi. A spiccare, però, erano l’amatissimo (si fa per dire) portiere Storari e la classe di La Grotteria. Alla fine a segnare fu proprio Baggio, al minuto 101, in pieno supplementare. Ascoli 1, Ancona 0. Lo stesso La Grotteria, poco dopo, si fece espellere al termine di una partita opaca e nervosa. Per i bianconeri sembrava fatta, in undici contro dieci a una manciata di minuti dal termine.
E invece…per la seconda volta in questa storia. Solo che a Perugia fece ancora più male. Tanto che, ancora oggi, quasi mai si cita la sconfitta col Castel di Sangro e invece sempre, puntuale, tra i ricordi peggiori dei tifosi ascolani rimane quel rocambolesco gol del carneade Mirko Ventura al 118° minuto. La beffa delle beffe: dopo il fischio finale Ancona promossa nonostante l’1-1 grazie al miglior piazzamento in campionato. Lacrime dei tifosi ascolani, il cui rientro tra le cento torri si trasformò in una specie di via crucis.

Il portiere Lanni
Il tris delle delusioni da spareggio si completò la stagione seguente, per quella che divenne una sorta di maledizione. L’Ascoli 2000/2001 del nuovo patron Roberto Benigni arrivò quinto in campionato sotto la guida del riconfermato Ferrari, con una squadra che nella sua ossatura aveva già alcuni dei mitici diabolici in rosa, tra cui Passiatore, Montesanto, Fontana, Manni, Di Meo, Monticciolo ed Erra, che l’anno dopo conquistarono l’agognata promozione in B…senza playoff. Ma questa è un’altra storia.
Quinto posto, dunque, che arriva grazie anche al cambio in panchina, con Ferrari sostituito alla nona giornata dal “filosofo” Giovanni Simonelli, che porta un calcio più frizzante e propositivo rispetto a quello balbettante di inizio campionato, lontano dalle zone importanti della classifica. Fu la svolta, poiché da quel momento l’Ascoli iniziò a risalire nonostante risultati non troppo continui che però mostrarono una squadra volitiva e a tratti anche esuberante. Nei playoff promozione l’incrocio fu col Messina, una delle favorite della vigilia, che aveva terminato il campionato al secondo posto sotto la guida prima di Beruatto poi di Florimbi. Altra beffa. Vittoria all’andata in casa con gol su rigore di Fontana, sconfitta per 2-1 al ritorno dopo essere passati in vantaggio con Montesanto ed aver subito la rimonta per mano di Buonocore e Godeas. Anche qui parità ma passaggio del turno per i messinesi a causa del miglior piazzamento in regular season, messinesi che poi saranno promossi dopo la finale tutta siciliana col Catania.

Mario Petrone
La sfida alla maledizione dei playoff di C si ripropose nel 2014-2015, con il soporifero Ascoli di Mario Petrone, che nonostante tutto al termine del campionato si classificò secondo dietro al Teramo grazie a gente come Addae, Lanni, Mustacchio, Perez e Altinier (capocannoniere con 17 reti): in rosa c’era anche un giovane Riccardo Orsolini, futura stella del Bologna. Agli spareggi, in casa con la Reggiana, finì 2-2 nei tempi regolamentari. Per il Picchio, i gol di Mustacchio e Pelagatti furono raggiunti da Bruccini e Spanò in pieno recupero.
Ma nel frattempo la norma era cambiata e laddove, più volte, l’Ascoli aveva “pagato” i pareggi a causa del peggior piazzamento, ecco che stavolta…si andò ai supplementari. E la mannaia colpì ancora: 2-4 e tutti casa. Solo parzialmente, però, perché nell’occasione qualcosa di diverso accadde: il Teramo, arrivato primo, finì nel gorgo del calcioscommesse e venne retrocesso. Salì l’Ascoli. Miracolo, finalmente.

L’Ascoli 2025/2026 sfiderà il Brescia in finale
Oggi, a poco più di dieci anni di distanza, eccoci di nuovo ad aggiornare la storia: l’Ascoli guidato da mister Tomei è arrivato sino alla finale dopo un campionato mai visto, soprattutto a livello di gioco, in Serie C. Roba da stropicciarsi gli occhi, un’escalation che ha condotto l’undici bianconero ad una rimonta incredibile alle spalle dell’Arezzo, purtroppo stoppata all’ultima giornata. Ora sarà doppia sfida al Brescia. Ma questa squadra ha già lasciato il segno nei cuori di chi ama il calcio.
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