Riqualificazione del centro: difficile ritrovarla tra i fumi maleodoranti dello street food

ASCOLI -  C'è anche la protesta di Daniele Fabiani (Fipe Confcommercio) che si fa portavoce dei ristoratori: «L'evento deve attrarre gente e distribuire la capacità di spesa sul territorio. Quello dello sorso weekend è stato caratterizzato dalla mancanza di comunicazione tra amministrazione e associazioni di categoria, dalla scelta sbagliata della location e, di conseguenza, dal mancato rispetto del decoro urbano»
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Daniele Fabiani

 

di Maria Nerina Galiè

Rilanciare il centro storico di Ascoli, creando attrattive per cittadini e turisti e tali da avere una ricaduta sulle attività commerciali: non si ottiene di certo attraverso iniziative come lo street food, che ha “sequestrato” il Chiostro di San Francesco e le vie limitrofe nel weekend appena trascorso.

 

«Al di là del fatto che un monumento, come il Chiostro, venga adibito a “sagra della porchetta”, mentre dovrebbe essere tenuto come una bomboniera. Al di là delle norme igienico sanitarie che mi auguro siano state rispettate. La domanda è un’altra: a chi ha portato beneficio un evento del genere, quando per evento s’intende un’iniziativa in grado di attrarre gente e distribuire la capacità di spesa sul territorio?»

Non la manda a dire, agli amministratori comunali, Daniele Fabiani, presidente Fipe Confcommercio di Ascoli. Parla a nome della categoria che rappresenta e nella quale sono in tantissimi ad essersi risentiti, a dir poco.

 

«Nessuno di noi ristoratori – sono sempre le parole di Fabiani – sta attraversando un bel periodo, ormai da troppo tempo. La torta si ridimensiona sempre di più, i giorni più produttivi sono il venerdì, il sabato e la domenica. E l’Amministrazione che fa? Ci piazza un evento di food, accanto alla porta. Il risultato per noi? E’ stato quello di toglierci clienti: scontrini alla mano, inferiori come numero e negli importi».

 

«Quanto accaduto nello scorso weekend – conclude il presidente Fipe –  è stato caratterizzato dalla mancanza di comunicazione tra Amministrazione e associazioni di categoria, dalla scelta sbagliata della location e, di conseguenza, dal mancato rispetto del decoro urbano.

Come Confcommercio, a tutela di tutti i commercianti, auspichiamo che vengano fatti incontri con le associazioni di categoria e che, oltre a creare una collaborazione e valutazione complessiva del tipo di manifestazione, si riesca a dare una comunicazione preventiva degli eventi in maniera da organizzare le aperture straordinarie».

 

La legittimità della protesta poggia anche sull’intento, più volte manifestato da sindaco e assessori di Ascoli, di  voler portare via gli street food dal centro, autorizzandoli invece nelle zone periferiche, dove di solito “non gira gente”. Strategia legata anche ad un’idea di centro storico da “riqualificare” e non da ridurre simile ad una cucina dove si sono rotti i filtri della cappa. 

 

Si era detto che gli unici eventi legati al food, meritevoli di essere ospitati nelle principali piazze delle cento torri, dovevano essere di rilievo nazionale e di prestigio: difficile ritrovare questi buoni propositi in un centro storico pervaso di fumi maleodoranti.

 

C’è anche da ricordare l’impegno di sindaco e assessori nei confronti dei gestori dei pubblici esercizi durante la fase clou della pandemia: ha concesso loro – gratuitamente – spazio esterno, per permettere le riaperture. E continuerà a farlo per tutto il 2022. 

 

Ma forse, stavolta, la scelta di un’Amministrazione – che sembra davvero intenzionata a dare una nuova spinta alla città ed a sostenere concretamente operatori e cittadini  – non è stata del tutto oculata.

 

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