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Ascoli, pochezza tecnica e stato confusionale le cause del terzultimo posto

SERIE B - A La Spezia è andata in scena la disorientata prestazione di chi, dalla scorsa estate, naviga a bordo di una scialuppa che rischia di andare alla deriva. Al fischio finale l’ennesima contestazione dei tifosi. In 665 hanno trascorso la Pasquetta viaggiando per oltre mille chilometri. Migliaia quelli inviperiti davanti alla tivù. Tutti delusi, qualcuno quasi rassegnato. L’ennesima figuraccia segna, almeno finora, la peggior stagione degli ultimi anni
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La squadra contestata dai tifosi a La Spezia dopo il fischio finale

 

di Andrea Ferretti

 

Contro il Lecco Caligara aveva giocato la miglior partita di una stagione per lui comunque negativa tra prestazioni deludenti e infortunio. Era carico come una molla dopo la doppietta su rigore e l’annuncio che sta per diventare papà. Con lo Spezia è finito in panchina. Magari si dirà per un cambio di modulo (3-5-2) che non prevede il trequartista, come sembra averlo battezzato Carrera.

 

Contro il Lecco Falzerano – in passato “sputazzato” da gran parte della tifoseria, lo scorso anno perfino accantonato dalla società per aver rifiutato il passaggio al Cosenza, infine riabilitato a suon di prestazioni che ne hanno fatto un punto fermo della squadra – aveva rimediato il giallo che gli è costata la squalifica. A La Spezia, al suo posto, a destra, Zedadka che non si riesce a capire che ruolo abbia. A sinistra ha mostrato di combinare qualcosa, ma sulla corsia opposta, al “Picco” si è limitato a coprire anonimamente la sua zona prima di essere dirottato a sinistra al posto di disastro Celia sostituito dal redivivo Bayeye.

 

Contro il Lecco era partito titolare Streng, che aveva di nuovo ampiamente deluso. Con lo Spezia è stato confermato titolare, con Duris in panchina che almeno ha dimostrato di vedere la porta più del finlandese il quale risulta estraneo ad ogni manovra.

 

Contro il Lecco Viviano era tornato titolare dopo la squalifica, sostituito da Vasquez che si continua comunque a rivelarsi un acquisto azzeccato, al contrario della sciagurata decisione di affidare il dopo Leali a Barosi che aveva fatto discretamente in C ma che la B non l’aveva mai praticata, tanto da essere bocciato e a gennaio girato in prestito al Cerignola in C dove anche lì fa panchina fissa.

 

Tutti, tanti elementi che confermano lo stato confusionale dell’Ascoli e anche il terzultimo posto in classifica, con sette partite per salvarsi dal baratro a cominciare dalla prossima contro un Venezia che si presenterà al “Del Duca” con il coltello tra i denti dopo lo scivolone interno che gli ha fatto perdere la posizione di vice capolista. E lo farà con lo spauracchio Pohjanpaolo, capocannoniere della B.

 

Il terzultimo posto è figlio innanzi tutto di una pochezza tecnica che non si ricordava da anni. In questa ottica, all’attuale Ascoli somiglia quello che nella stagione 2013-2014 restò in Lega Pro solo perché quell’anno non si retrocedeva. Ma il terzultimo posto è figlio soprattutto della confusione che regna sovrana dalla scorsa estate. Confusione passata attraverso due campagne acquisti-cessioni a dir poco fallimentari prima con il diesse Valentini e poi col suo sostituto Giannitti.

Una confusione ormai a pieno regime che si può leggere anche con i due cambi di allenatore (Viali-Castori-Carrera). Una confusione che, dopo un precampionato fallimentare pure quello, fece suonare il campanello d’allarme alla prima di campionato con il 3-0 di Cosenza quando l’Ascoli si candidò per essere invitata da Gerry Scotti al suo programma “Lo show dei record” dopo aver rimediato tre rossi diretti prima dell’intervallo. E’ lì che qualcuno doveva intervenire. In realtà l’intervento ci fu e si tradusse con tre giocatori (Falasco, Buchel, Forte) prima sul banco degli accusati e poi smammati. A Falasco vennero però fatti indossare i panni del figliol prodigo prima della definitiva “cacciata”. E’ stato messo fuori rosa, come Adjapong, ma quest’ultimo a La Spezia è magicamente ricomparso in panchina, la stessa in cui non c’era però Nestorovski: che è successo all’ex attaccante di Palermo e Udinese?

 

Ascoli dunque a picco al “Picco” (lo stadio dello Spezia) al termine della solita prestazione double face in cui la squadra sembra poter far dimenticare gli sfaceli, ma ripiomba nel marasma. Quando Viviano (o Vasquez) non ci mettono una pezza la squadra continua a subire gol, spesso a pochi metri dalla linea di porta.

 

La speranza si chiamava Mendes, che probabilmente non vedremo più in maglia bianconera. Approfittando di un probabile “sconto” causa infortunio, la prossima stagione il portoghese finirà in qualche squadra di B che punta a salire in A. Se non si fosse infortunato avrebbe probabilmente concluso il torneo con una quindicina di gol, che non sono pochi. Ed è probabile che l’Ascoli ora non sarebbe terzultimo. Ma il destino ha preso altre decisioni e il Picchio, nel giro di poche settimane, è passato da una difesa con gli uomini contati ad un attacco che definire inconsistente è un complimento.

 

Capitolo allenatore. Perché Carrera non è stato messo sotto contratto fino al 30 giugno 2024 con una clausola di prolungamento in caso di mantenimento della categoria? Perché un contratto fino al 30 giugno 2025 ad un allenatore che in Italia ha allenato solo il Bari in C nel 2021 per 71 giorni?

 

A La Spezia l’Ascoli a fine gara è stato duramente contestato. Rammentando, qualora ce ne fosse bisogno, che in campo ci vanno i giocatori e non l’allenatore o i dirigenti – comunque colpevoli di altro –  i tifosi sono inviperiti ed hanno ragione da vendere. In 665 si sono sobbarcati l’attraversamento di mezza Italia per assistere ad un secondo tempo da scempio. Sotto la curva i bianconeri se ne sono sentite di tutti i colori. Davanti a tutti, a testa alta, c’era Di Tacchio. A pochi metri da lì, proprio davanti al settore dei tifosi bianconeri, ad inizio ripresa c’era pure lui: a ottanta centimetri da Hristov che prima ci ha provato (palo) e poi ha segnato, a un metro e mezzo da Vasquez. Ovviamente è solo un esempio, perché le colpe della sconfitta non sono solo le sue ma di tutti.

 

Remare tutti dalla stessa parte e rinviare eventuali processi a fine campionato – come da recente appello del presidente Neri e dal successivo sfogo di Bellusci – è più che giusto. Ma l’impressione che si ha e che non è solo quella degli ultras più scatenati, riporta all’antico detto dialettale ascolano che recita: “Lascià sta ritrovò la moglie prena”.


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