di Salvatore Mastropietro
Le consuete pagelle, all’indomani di un epilogo come quello andato in scena ieri al “Molinari” per l’Ascoli, lascerebbero un po’ il tempo che trovano. Si potrebbe parlare della poca brillantezza dei due migliori marcatori, dell’apporto stavolta nullo dei subentrati, di quel pizzico di frenesia in alcuni frangenti o delle difficoltà in fase di finalizzazione che hanno riportato alla mente quei momenti del campionato in cui il Picchio aveva faticato a trovare la via del gol. Difficoltà che sarebbero state enfatizzate soprattutto in caso di arrivo a pari punti con l’Arezzo. Sarebbero, però, discorsi fini a sé stessi.
A bocce ferme, nonostante l’amarezza, rimane tutto il valore di quanto costruito in pochi mesi dalla società, dalla direzione sportiva e dallo staff tecnico. Vale la pena ricordarlo: neanche un anno fa l’Ascoli perdeva in casa contro il già retrocesso Legnago Salus nell’annata più buia della storia recente. Dopo un paio di mesi di telenovela legata alla cessione della proprietà, il 23 giugno 2025 è iniziata l’era della famiglia Passeri. In pochissime settimane è stato edificato un progetto tecnico solido, fondato su idee chiare e su un’identità precisa, valorizzata dal lavoro di Francesco Tomei e di un gruppo unito nei fatti e non solo a parole. Un’identità che ha permesso di recuperare nel corso del girone di ritorno molto terreno a un avversario forte e attrezzato: il monte ingaggi dell’Arezzo supera gli otto milioni di euro, circa due milioni e mezzo in più rispetto al Picchio. Un gap che racconta, meglio di qualsiasi altra statistica, la vera dimensione del cammino svolto.
L’Arezzo, dal canto suo, ha capitalizzato una crescita costante, costruita negli ultimi tre anni: consolidamento del gruppo, innesti mirati di giocatori di categoria, la scelta di un tecnico esperto e in cerca di rilancio come Bucchi, reduce da alcune esperienze deludenti, tra cui proprio quella sulla panchina bianconera nella stagione 2022-2023. Poco più di un anno fa, nel precedente al “Del Duca” vinto 1-0 con gol di Varone, gli amaranto sembravano ancora la classica bella squadra che non balla. Poi qualcosa è scattato e il campionato lo ha certificato. Il Picchio, nonostante ciò, si è guadagnato sul campo la possibilità di giocarsela fino alla fine. Lo schiaffo di Campobasso brucia, ma in questo senso può e deve diventare carburante.

L’abbraccio del settore ospiti ai bianconeri dopo il triplice fischio
La storia, infatti, non termina qui. Finisce il campionato regolare, ma comincia la lotteria dei playoff: un torneo a eliminazione diretta dove il blasone conta fino a un certo punto e dove l’inerzia emotiva di un gruppo può valere quanto un budget superiore. Servirà umiltà, perché di fronte ci saranno piazze di assoluto spessore – Catania, Brescia, Salernitana, Cosenza, giusto per citarne alcune – con storie, investimenti e ambizioni che non difettano di certo. Il costo rosa dei siciliani, ad esempio, è circa il triplo rispetto a quello del Picchio. Ma il calcio, per fortuna, si gioca sul campo.
E su quel campo, l’Ascoli di Tomei ha dimostrato di saper fare cose tra le più interessanti dell’intera categoria. L’elemento che potrà davvero fare la differenza è lo stesso che ieri, anche nella sconfitta, si è visto ancora una volta con assoluta chiarezza: una tifoseria che al “Molinari” ha applaudito e incitato i propri beniamini come dopo una vittoria. Un popolo che ha capito dai primi frangenti della stagione il valore del gruppo e che in questi playoff potrà essere l’arma in più – forse la più importante di tutte.
Adesso c’è tempo per ricaricare le pile, per metabolizzare la delusione e per trasformarla in qualcosa di utile. La preparazione riprenderà giovedì pomeriggio. La gara d’andata del secondo turno dei playoff nazionali è ancora lontana (17 maggio), il Picchio ha tutto per arrivarci nel modo giusto e con la fame necessaria.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati