
di Lino Manni
Triglie alla livornese in un freddo venerdì sera. Dopo la vittoria con il Perugia arriva il bis al “Del Duca”. Cosa chiedere di più? Alla resa dei conti sono 2 punti rosicchiati alla coppia di testa formata da Arezzo e Ravenna. Ma più che guardare la classifica c’è da rallegrarsi per il gioco espresso dai bianconeri. Un calcio “champagne” che si abbina molto bene con le triglie. Un Ascoli che gioca a memoria, un calcio fatto di possesso palla, di triangolazioni, movimento senza palla. Tutto l’opposto dello scorso anno.

D’Uffizi (foto Ascoli Calcio)
Il gol non tarda ad arrivare. Lo segna Gori, che ne aveva bisogno, e scarica tutta l’adrenalina accumulata scagliando il pallone contro la bandierina di un guardalinee. Poi cavallo pazzo D’Uffizi raddoppia al termine della solita veronica, dallo stesso punto dove aveva fatto gol in precedenti occasioni. Il raddoppio probabilmente fa calare la concentrazione ai bianconeri che si permettono passaggi da brivido e anche rischiosi.
Ma l’Ascoli targato Tomei gioca così: il rischio è il suo mestiere. Segna il Livorno poi Nicoletti si dimostra un ottimo difensore…sbagliando un gol già fatto. Ma ci pensa ancora Gori a rimettere le cose a posto. La serata è tranquilla, il divano sempre più comodo.

Nella ripresa i bianconeri vogliono strafare: giocano come in una partita di calcetto ma lasciano anche giocare. I passaggi sono sempre più corti e al millimetro. Anche in area di rigore. Qualche errore in uscita ma il Livorno, che in avanti si affida ad coppia non certo giovane formata da Dionisi e Di Carmine, non ne approfitta.
Tomei dalla panchina non si scompone. Gori vorrebbe portarsi il pallone a casa ma viene sostituito. Azioni e bel gioco fino alla fine. “La grande bellezza” è tutta bianconera. Nel film di Paolo Sorrentino, interpretato da Tony Servillo, non si riesce a capire cosa sia reale e cosa sia immaginario o frutto di un sogno. L’Ascoli di Tomei è tutto esteticamente bello e concreto e non si presta a interpretazioni.
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