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«E’ stato omicidio»: cambia l’accusa
per la mamma della piccola
morta nell’incendio di Servigliano

LA SVOLTA - Alla luce dei risultati dell'autopsia la bimba sarebbe stata soffocata tre ore prima con un corpo morbido. Lunedì mattina l'interrogatorio di garanzia della madre

 

di Pierpaolo Pierleoni

Omicidio volontario aggravato dal rapporto parentale. E’ il nuovo capo d’imputazione nei confronti di Pavlina Mitkova, la 38enne di origine bulgara, ora accusata formalmente di aver ucciso la figlia Jennifer a Servigliano.

Sono passati 6 mesi da quell’assurda notte alla circonvallazione Clementina, quando scattò l’allarme per un incendio nell’appartamento della famiglia Krasniqi, poco prima delle 3.

La signora pochi giorni dopo è finita agli arresti, con l’accusa di incendio doloso e morte come conseguenza di altro reato.

Da subito i sospetti degli inquirenti si sono concentrati su di lei, quando si è accertato che il rogo divampato nella cucina dell’appartamento era stato appiccato volontariamente.

In mezzo c’è stata la pandemia da coronavirus, che ha cristallizzato i tempi della giustizia.

Sono trascorsi mesi in attesa del deposito dell’autopsia, decisiva per chiarire l’ora della morte della piccola Jennifer. E i consulenti nominati dalla Procura della Repubblica, il medico legale Alessia Romanelli, il tossicologo Rino Froldi e l’anatomopatologo Marco Valsecchi, hanno consegnato la relazione, che pesa come un macigno sulla signora Mitkova.

Jennifer era morta da circa 3 ore, quando è stata soccorsa in seguito all’incendio in casa.

L’anatomopatologo ha escluso patologie, quindi nulla lascia pensare che la piccola sia morta in modo naturale per via di un malore.

Sul cadavere non sono stati rinvenuti segni di violenza, l’ipotesi è quindi che la bimba sia stata soffocata con un corpo morbido, un asciugamano o un cuscino.

Preso atto delle risultanze dell’autopsia, la Procura ha modificato il capo d’imputazione in omicidio.

Lunedì mattina si terrà al tribunale di Fermo l’interrogatorio di garanzia della Mitkova.

La svolta arriva ad una manciata di giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare.

A metà della prossima settimana, dopo 6 mesi in carcere a Pesaro, la donna sarebbe potuta uscire.

«Confermo che mi è stata notificata la modifica del capo di imputazione in omicidio volontario aggravato – il commento dell’avvocato Emanuele Senesi, legale della Mitkova insieme al collega Gianmarco SabbioniHo avuto modo di leggere le conclusioni della perizia, che studierò dettagliatamente nelle prossime ore, consultandomi anche con il nostro consulente di parte, il dottor Adriano Tagliabracci.

In assenza di patologie sul corpo della bambina e di segni di effrazione in casa che facciano ipotizzare l’ingresso di ignoti, la Procura ha ritenuto di formulare il nuovo capo di imputazione nei confronti della mia assistita».

Comprensibilmente turbato dalla notizia il marito della donna e padre della bimba uccisa, Ali Krasniqi.

L’uomo non è coinvolto nel delitto.

Non si trovava in casa nel momento in cui divampò il rogo e neanche all’ora ipotizzata dal medico legale in cui la piccola sarebbe stata uccisa.

«Ali è molto colpito ed abbattuto – commenta l’avvocato Maria Cristina Ascenzo, suo legale – come ha sempre chiesto, vuole conoscere la verità su cosa sia accaduto quella notte.

Sto portando avanti da tempo una battaglia affinché gli sia concesso di rivedere la figlia minore, che da 6 mesi si trova in una struttura protetta e non ha più potuto avere alcun contatto con i suoi famigliari».

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