«Tecnologie dell’informazione e comunicazione nelle imprese: Marche connesse ma il digitale avanzato resta la vera sfida»

SINERGIA - Si è svolta questa mattina nella sede dorica della Camera di Commercio delle Marche, la conferenza stampa di presentazione delle attività congiunte a favore della doppia transizione delle imprese marchigiane (digitalizzazione + tecnologie 5.0) a partire dalla convenzione stipulata tra Camera di Commercio e Università Politecnica delle Marche. Ecco il report
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«Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Itc) nelle imprese: Marche connesse come il Paese, ma il digitale avanzato resta la vera sfida». E’, in estrema sintesi, il sunto dell’analisi della Camera di Commercio delle Marche. 

 

Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità sono infatti al centro della collaborazione tra Camera di Commercio delle Marche e Università Politecnica delle Marche (UnivPM).

 

Si è svolta oggi martedì 10 febbraio, ore 11,45, nella sede dorica della Camera di Commercio delle Marche, la conferenza stampa di presentazione proprio delle attività congiunte a favore della doppia transizione delle imprese marchigiane (digitalizzazione + tecnologie 5.0) a partire dalla convenzione stipulata tra Camera e Università.

 

I saluti ed interventi sono stati affidati a Gino Sabatini, presidente Camera di Commercio delle Marche, Antonio Romeo, responsabile Innovazione e Digitale di Unioncamere, Donato Iacobucci, direttore del Centro Interdipartimentale sull’Innovazione e l’Imprenditorialità dell’UnivPM.

 

Alla conferenza stampa hanno preso parte anche  Franco Chiaraluce, direttore Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (UnivPM) e Michele Germani, direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche (UnivPM)

 

In conferenza stampa sono stati presentati dati e strategie sullo stato di innovazione delle piccole e medie imprese marchigiane e il piano di attività che saranno realizzate per rafforzare l’innovazione e la sostenibilità delle micro, piccole e medie imprese marchigiane attraverso un aggiornamento dell’Osservatorio 5.0, la formazione e laboratori pratici (Pid-Lab), l’orientamento digitale e green, la promozione dell’incontro tra domanda e offerta di innovazione, e la rilevazione delle competenze 4.0 presenti e mancanti nelle imprese. 

 

Il presidente Gino Sabatini ha sottolineato «la necessità di puntare sulle competenze e sulle nuove generazioni per irrobustire la capacità innovativa delle imprese piccolissime e piccole che per una parte importante costituiscono il tessuto economico marchigiano. La digitalizzazione implica consapevolezza e sguardo nuovi acquisibili con le attività formative e di sensibilizzazione, che anche Camera e Università portano avanti, oltre a investimenti che possono scoraggiare: anche per questo esistono misure pubbliche, ad esempio alimentate da fondi europei, oltre ai voucher stanziati da Camera Marche».

 

Per il professor Donato Iacobucci «Si è soliti pensare all’intelligenza artificiale come a una minaccia al lavoro quando occorre valutare piuttosto che la capacità di usarla dipende dalla quantità di intelligenza umana chiamata a gestirla. Per questo è centrale la partita delle competenze, della formazione di capitale umano che sappia governare al meglio l’AI. Importanti gli ITS, importante l’Università. E poi devono esserci imprese capaci di assorbire queste risorse. Per questo è strategico che mondo accademico e sistema camerale siamo insieme su queste sfide».

 

«Nel prossimo futuro i Pid delle Camere di Commercio – le parole di Antonio Romeo, responsabile Innovazione di Unioncamere, in collegamento da Roma – saranno sempre più una leva strategica per accompagnare le imprese, in particolare le PMI, nei percorsi di innovazione e trasformazione digitale. Attraverso un ruolo di prossimità e orientamento, i PID rafforzano la cinghia di trasmissione tra il sistema produttivo e il mondo della ricerca, facilitando l’accesso a competenze, tecnologie e soluzioni avanzate. In questo quadro, l’intelligenza artificiale rappresenta un ambito chiave: i PID possono supportare le imprese non solo nella comprensione delle opportunità offerte dall’IA, ma anche nella sua adozione concreta, responsabile e coerente con i reali fabbisogni organizzativi e di business».

 

COS’E’ IL PID 

 

Il Punto Impresa Digitale, o Pid, come spiegato da Giovanni Manzotti, responsabile Area Promozione e Transizione Digitale ed Ecologica di Camera Marche, è la struttura dell’ente camerale dedicata a sostenere le piccole e medie imprese marchigiane nella loro trasformazione digitale. Nato nel 2017 con il Piano Impresa 4.0, il Pid mette a disposizione strumenti, informazioni e supporto pratico per aiutare le aziende a innovare e crescere in un contesto sempre più tecnologico e competitivo.

 

I servizi offerti sono molteplici: dal fornire informazioni e orientamento, a svolgere veri e propri assessment sulle competenze digitali e sui processi aziendali, fino all’erogazione di voucher per incentivare investimenti in tecnologia e sostenibilità. Negli ultimi anni, il PID ha ampliato il suo raggio d’azione anche alla transizione ecologica e alla sostenibilità, seguendo il principio della cosiddetta “Doppia Transizione” digitale e green.

 

Dal 2023 al 2025, il budget del Pid Marche è di circa 3,2 milioni di euro l’anno, di cui la maggior parte destinata ai voucher. Complessivamente, tra voucher digitali e per la transizione ecologica, sono stati concessi oltre 3,5 milioni di euro a oltre 900 imprese PMI marchigiane, accompagnati da circa 1.000 attività tra assessment, orientamento, formazione e laboratori, con la partecipazione di oltre 7.500 imprese. Con i voucher le imprese hanno acquisito competenze digitali, realizzato trasferimenti tecnologici, innovato processi e modelli di business. Gli investimenti in  innovazione crescono con le dimensioni di impresa: le realtà più strutturate e con più personale sono più propense a investire su questo fronte.

 

Il Pid non opera da solo: collabora con l’Università Politecnica delle Marche, i Competence Center e i Digital Innovation Hub regionali e nazionali, la Regione Marche, Smau e altre realtà del territorio, creando un vero e proprio ecosistema per l’innovazione digitale e sostenibile.

 

Per il futuro, l’obiettivo è rafforzare ulteriormente questi servizi, promuovendo l’adozione consapevole dell’intelligenza artificiale, il trasferimento tecnologico, lo sviluppo di start-up innovative e la sostenibilità delle filiere produttive locali, mantenendo un occhio di riguardo all’efficienza energetica, all’economia circolare e alla reportistica ESG.

 

In breve, il Pid è un punto di riferimento concreto per le imprese marchigiane che vogliono affrontare con successo le sfide della digitalizzazione e della sostenibilità, trasformando opportunità tecnologiche e green in crescita reale per il territorio.

 

Quadro dell’innovazione nelle Marche secondo gli indicatori forniti dal professor Donato Iacobucci

 

  • Indice di innovazione (Regional Innovation Scoreboard 2025):

 

Marche: sotto la media italiana (dove l’Italia è 100  le Marche sono 95,7) e europea (dove l’Europa è 100 le Marche sono 89,0), ma in crescita dal 77,4 del 2014.

 

  • Criticità principali:
    • Bassa spesa in ricerca e sviluppo.
    • Limitato impiego di specialisti ICT nelle imprese.
    • Digitalizzazione più bassa nelle micro e piccole imprese rispetto alle medie.

 

Intelligenza artificiale e nuove tecnologie

 

  • Interesse crescente verso IA, ma gap nell’adozione soprattutto tra le imprese più piccole.
  • Progetti IA 2015–2024 in Italia: 11.772
  • Marche: 328 progetti finanziati (9 milioni €), 67 progetti diretti (3,2 milioni €).
  • Potenziale di crescita nell’integrazione dell’IA nei processi produttivi e organizzativi.

 

Quadro dell’innovazione nelle Marche secondo ulteriori indicatori forniti da Istat

 

«Le imprese marchigiane – rimarcano dalla Camera di Commercio delle Marche – hanno completato la transizione verso la connettività digitale, ma il confronto con il resto del Paese evidenzia come la vera sfida oggi non sia più l’accesso alle tecnologie, bensì il loro utilizzo avanzato e strategico. È quanto emerge dai dati 2025 sull’uso delle tecnologie ICT nelle imprese con almeno 10 addetti. La regione si colloca in linea, e in alcuni casi sopra, la media nazionale sul fronte infrastrutturale: il 100% delle imprese marchigiane ha accesso a Internet, contro una media italiana del 99%, e il 98% dispone di banda larga fissa. Più dell’86% delle imprese ha una connessione di almeno 30 Mb/s, mentre il 59% raggiunge i 100 Mb/s, un valore sostanzialmente allineato al dato medio nazionale. Anche la presenza online è diffusa, ma leggermente inferiore alla media: il 74% delle imprese marchigiane dispone di un sito web o di una pagina Internet, contro il 69% nazionale, segnale di una buona base digitale, soprattutto nelle realtà di piccola e media dimensione. Il confronto diventa però più critico quando si passa dall’infrastruttura all’organizzazione digitale dei processi. Nelle Marche il 44% delle imprese utilizza sistemi Erp, a fronte di una media italiana del 40%, ma restano distanze significative rispetto alle regioni più avanzate del Nord. Ancora più evidente il ritardo sull’e-commerce: solo il 17% delle imprese marchigiane vende online, in linea con il dato nazionale, ma appena il 7% supera l’1% del fatturato tramite vendite digitali, contro una media italiana del 14%».

 

«Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’uso quotidiano delle tecnologie da parte dei lavoratori: solo il 49% degli addetti marchigiani utilizza regolarmente computer connessi a Internet, un valore inferiore sia alla media nazionale sia a quello delle principali regioni manifatturiere, indicando un livello di digitalizzazione operativa ancora limitato. Sul fronte delle tecnologie più diffuse, il 54% delle imprese utilizza almeno un social media, mentre il 68% acquista servizi di cloud computing, dato leggermente inferiore alla media italiana del 79%. Più contenuta è l’adozione di soluzioni cloud evolute: solo il 60% utilizza servizi di livello intermedio o sofisticato, contro il 72% nazionale. Complessivamente, il 67% delle imprese marchigiane presenta un livello base di digitalizzazione, a fronte dell’81% della media italiana. Il divario più marcato emerge infine sulle tecnologie di frontiera. Nelle Marche solo il 10% delle imprese utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, rispetto al 16% nazionale, mentre il 42% analizza dati, contro il 39% della media italiana, segnale di un interesse crescente ma ancora non pienamente strutturato. I dati 2025 delineano dunque una regione che ha colmato il gap infrastrutturale, ma che ora deve affrontare la seconda e più complessa fase della trasformazione digitale: integrare il digitale nei processi produttivi, organizzativi e decisionali. Per il sistema produttivo marchigiano, caratterizzato da PMI e manifattura diffusa, la competitività futura dipenderà sempre più dalla capacità di passare dall’uso di base delle tecnologie all’adozione di strumenti avanzati, a partire da cloud evoluto, analisi dei dati e intelligenza artificiale».


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