Accordo raggiunto in Commissione Riforme alla Camera e approdo nel pomeriggio alla votazione nell’ambito del “decreto enti locali”. La strada seguita dalla proposta della cambio di denominazione della “Provincia di Ascoli Piceno” in “Provincia di Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto” seguirà il percorso facilitato già individuato anni addietro per la costituzione della Provincia di Fermo, ovvero la strada di un decreto contenente vari aspetti e dunque la proposta di legge non sarà bocciata.

Sopra, la spiaggia di San Benedetto, sotto piazza Arringo ad Ascoli
L’accordo vede sostanzialmente il voto favorevole non solo della maggioranza ma anche di gran parte della minoranza (contrari, in quanto contestano un eventuale aumento di spese burocratiche, solo i centristi di Azione con Calenda e Italia Viva con Renzi) e non c’è quindi da temere agguati, voti di franchi tiratori e men che mai una pioggia di emendamenti.
Il motivo per cui si arriva a questa decisione è strettamente politico e contingente: la proposta, firmata dal deputato del M5S Giorgio Fede, viene brandita dal centrosinistra nella campagna elettorale per le comunali di San Benedetto e per questo il centrodestra, pur se con iniziale riluttanza soprattutto per le conseguenze politiche ad Ascoli di questa decisione, ha deciso di avallare la doppia denominazione. In questo modo Fede non potrà sfruttare l’arma propagandistica prima delle elezioni e il centrodestra potrà crogiolarsi di essere stata la maggioranza di governo che ha realizzato il fatidico sogno della Riviera.
Non solo elezioni comunali però: la decisione coinvolge anche le politiche del 2027 (a meno che non ci siano elezioni anticipate) e anche qui la decisione è tutta politica. Il sindaco di Ascoli Fioravanti si vuole candidare in Parlamento e già nei mesi scorsi ha lanciato un appello all’unione di tutto il Piceno: una sua eventuale opposizione alla proposta avrebbe l’effetto di svuotarlo di consensi nella “Riviera delle Palme” e l’inquilino dell’Arengo non se lo può permettere. Destra e sinistra insomma per una volta d’accordo in nome non tanto dei benefici della doppia denominazione quanto per una valutazione col bilancino dei consensi che questa porterebbe.
I tempi: dopo la votazione di oggi pomeriggio alla Camera ci sarà il passaggio al Senato ed entro fine aprile la provincia “Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto” sarà cosa fatta (per ironia, sarà la provincia con il nome più lungo d’Italia nonostante gli appena 200 mila abitanti).
P.S.
Crediamo che in tempi dove è sempre più usuale soffermarsi al titolo, ben che vada, solo gli “arditi” che si sono cimentati nella lettura completa dell’articolo, anche qui per ironia della sorte, meritino la giusta ricompensa. Eccovi dunque un bel pesce d’aprile.
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