di Marco Braccetti
«L’intelligenza artificiale non sostituisce le persone, sostituisce le aziende che non evolvono». È attorno a questa riflessione lanciata dalla professoressa Chiara Trombini che si è sviluppato il confronto promosso da Confindustria Ascoli Piceno nell’ambito di “Kune”, il format dedicato ai grandi temi dell’economia e del lavoro andato in scena venerdì pomeriggio al Medusa Beach di San Benedetto.
Un appuntamento che ha acceso i riflettori sulle profonde trasformazioni che stanno attraversando il mondo produttivo: dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla crisi dell’engagement dei lavoratori, fino alla delicata fase del passaggio generazionale nelle imprese familiari italiane.
A moderare l’incontro è stata la giornalista del Tg1 Barbara Capponi. Ad aprire i lavori sono stati il presidente di Confindustria Ascoli Simone Ferraioli, il presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria Marche Matteo Polli e il presidente uscente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Pietro Straccia.
Nei loro interventi, Ferraioli, Polli e Straccia hanno sottolineato come le grandi sfide legate all’innovazione, all’intelligenza artificiale e alla valorizzazione del capitale umano riguardino da vicino anche il tessuto economico del Piceno, caratterizzato soprattutto da piccole e medie imprese chiamate oggi a coniugare competitività, innovazione e capacità di trattenere competenze.
All’iniziativa hanno preso parte anche numerose autorità istituzionali, tra cui la sottosegretaria di Stato al ministero dell’economia e delle finanze Lucia Albano.
Nel suo intervento, la professoressa Trombini (Luiss Business School, docente di Organization and people management e co-direttrice dell’Executive master in Gestione delle risorse umane, organizzazione e leadership) ha tracciato una fotografia del mercato del lavoro italiano, partendo dai dati del report Gallup “State of the Global Workplace”. Numeri che raccontano un paradosso evidente: il Paese della “Dolce Vita” è in realtà quello con i lavoratori meno coinvolti d’Europa. Se la media europea dell’engagement si attesta al 18%, l’Italia precipita all’11%, risultando fanalino di coda nel continente.
Una crisi silenziosa che, secondo l’analisi illustrata durante il convegno, pesa direttamente sulla competitività delle imprese e sulla produttività globale, frenata da un crescente fenomeno di “disengagement”, termine con cui si indica il progressivo distacco emotivo e psicologico dei lavoratori dalla propria attività e dall’azienda: dipendenti poco coinvolti, demotivati e spesso privi di un reale senso di appartenenza.
Sul tavolo anche il tema dell’intelligenza artificiale, destinata a rivoluzionare profondamente l’organizzazione del lavoro. Un cambiamento che, è stato sottolineato, non riguarderà soltanto le mansioni più semplici. Anzi, le professionalità più esposte all’impatto dell’AI saranno proprio quelle altamente qualificate: programmatori, analisti di dati, ricercatori di mercato e operatori del customer service.
Secondo le stime illustrate nel corso dell’incontro, entro il 2030 quasi il 40% delle competenze oggi considerate centrali rischierà di diventare obsoleto. Da qui la necessità, ribadita più volte, di investire non solo in tecnologia ma soprattutto in formazione continua, crescita professionale e valorizzazione del capitale umano.
Nel corso dell’evento è emersa anche una critica al modo con cui molte aziende stanno affrontando la rivoluzione digitale. La maggior parte delle imprese, infatti, tende a disseminare piccoli progetti sperimentali senza una reale strategia integrata. Al contrario, il modello indicato come più efficace è quello definito “Deep & Narrow”: concentrare inizialmente l’intelligenza artificiale su un singolo processo strategico ad alto impatto.
Altro nodo centrale affrontato durante il convegno è stato quello del passaggio generazionale. Nei prossimi dieci anni quasi la metà delle imprese familiari italiane dovrà affrontare il ricambio alla guida aziendale. Una doppia sfida, quindi: innovare e tramandare allo stesso tempo.
Per questo, secondo quanto emerso dal dibattito, le aziende dovranno costruire ambienti capaci di mettere in relazione le competenze dei senior con la visione delle nuove generazioni, creando un ponte tra esperienza e innovazione. «I giovani portano il futuro, i senior portano qualcosa che nessuna intelligenza artificiale potrà replicare», è stato uno dei concetti chiave emersi nel confronto.
In questo contesto, la professoressa Trombini ha richiamato anche il valore del cosiddetto “silent knowledge”, la conoscenza tacita accumulata attraverso anni di esperienza, intuizioni, relazioni e capacità maturate direttamente sul campo. Un patrimonio umano difficilmente codificabile e che, proprio per questo, l’intelligenza artificiale non potrà sostituire. Una risorsa che continua a rappresentare il principale punto di incontro tra generazioni diverse all’interno delle aziende.
Il convegno ha inoltre individuato quattro condizioni considerate fondamentali per ricostruire il coinvolgimento dei lavoratori: senso di appartenenza, valorizzazione delle persone, trasparenza nei rapporti aziendali e capacità di dare un significato condiviso al lavoro quotidiano.
Nel corso dell’appuntamento è stata anche ufficializzata la nuova giunta del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno, guidata dalla neo presidente Marianna Velenosi, espressione dell’azienda di famiglia Velenosi Vini.
Laureata alla Università Bocconi e forte di esperienze formative e professionali internazionali, Velenosi ha parlato di un incarico accolto «con senso di responsabilità» e con l’obiettivo di sostenere cultura d’impresa, innovazione e competitività, valorizzando le nuove generazioni che scelgono di investire sul territorio.
Fanno parte della nuova giunta Paolo Antognozzi di AP Broker, Benedetta Battistini di Magazzini Gabrielli, Camilla Formichetti di ETI Group, Margherita Mastromonaco di Adriatica Pubblicità, Nicola Poli di Cialab, Luca Straccia di Straccia Packaging, Loris Testa di Soltec e Riccardo Traini di Traini Eco Service.
«Oggi il Gruppo Giovani deve essere sempre più uno strumento per ispirare gli imprenditori e trasmettere i valori di Confindustria, e generare valore attraverso relazioni, formazione, apertura internazionale e diffusione della cultura d’impresa. In uno scenario economico complesso, il nostro compito – ha detto la neopresidente Velenosi – non può essere solo quello di adattarci al cambiamento, ma di contribuire a governarlo, costruendo opportunità per le nuove generazioni e per la competitività del territorio».
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