di Filippo Ferretti

Simone Alessandrini
Un profondo atto d’amore nei confronti del suo territorio, delle persone che vivono in luoghi unici, la cui bellezza e immortalità non potranno mai essere spazzate via da nessuna scossa tellurica. Nasce da questo forte legame con la montagna ascolana, in particolare con la zona dell’Arquatano, dai borghi fino al Monte Vettore e al rifugio Tito Zilioli, il film pensato e scritto dal giornalista ascolano Simone Alessandrini, “142 secondi – Il battito della terra”.
Dopo essere stato presentato al Trento Film Festival, il documentario è stato proiettato ieri sera, 21 maggio, ad Ascoli, città del suo autore, che nell’impresa si è fatto aiutare dalla sceneggiatrice Roberta Orsenigo, dall’occhio fotografico di Alessia Valenti e dal regista Alessandro Beltrame.

Andrea Agostini
Presso un affollatissimo cinema Odeon si è tenuta la prima di questo progetto filmico, un documentario ricco di immagini e testimonianze, voluto dalla Marche Film Commission e preceduto sul palco dagli interventi del presidente di Fondazione Marche Cultura Andrea Agostini, accompagnato dal vicesindaco di Ascoli Massimiliano Brugni, dal presidente del Consiglio comunale Alessandro Bono, dal sindaco di Arquata Michele Franchi, dal sindaco di Montegallo Sante Capanna e dall’assessore regionale Francesca Pantaloni.
Silenzio, commozione e applausi hanno accompagnato la proiezione ascolana del lavoro, che intende raccontare il sisma del 2016 nelle Marche in un dialogo continuo tra luoghi, memoria del territorio e rinascita.
«Non ho voluto in alcun modo che si puntasse sulla spettacolarizzazione del dolore: vorrei che lo spettatore, attraverso il film, venisse a conoscere le nostre zone, per capire ciò che questo territorio rappresenta», ha esordito Simone Alessandrini, soddisfatto delle oltre 250 persone presenti all’appuntamento.
«Volevo raccontare questi luoghi partendo dalle persone che li abitano, lontane dai riflettori ma ricche di forza e dignità», ha aggiunto l’autore, che si augura che il documentario, oltre a partecipare a festival e rassegne, possa raggiungere una vasta platea nelle sale.
«Il terremoto ha lasciato ferite profonde, ma ha anche fatto emergere un legame fortissimo degli abitanti con la propria terra, un senso di appartenenza che resiste nel tempo», ha concluso Alessandrini, certo che lo scopo principale del film fosse dare spazio a una realtà troppo spesso ricordata soltanto nell’emergenza e nel dolore, ma capace invece di trasformarsi, continuare a vivere e sperare.
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