Quattordici sindaci scrivono a Conte:
«Stop al lockdown prima nel Piceno,
noi già martoriati
da crisi economica e sisma»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Iniziativa del sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti. «Si metterebbe a rischio il futuro di imprese, aziende, professionisti, famiglie e singoli cittadini». Il primo cittadino di Folignano, Matteo Terrani: «Condivido ma devono essere i tecnici a dire quando si può riaprire in sicurezza»
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Il sindaco di Ascoli, Fioravanti, mentre consegna mascherine a un negoziante (Foto Giorgi)

di Franco De Marco

Quattordici sindaci del Piceno, su iniziativa di quello  di Ascoli Marco Fioravanti, ricordano al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte che da alcuni giorni nella provincia di Ascoli i contagiati dal Coronavirus hanno raggiunto lo zero e chiedono, in vista della riapertura, una corsia preferenziale rispetto al resto delle Marche dove il coronavirus ha colpito molto di più.

Il sindaco di San Benedetto, Piunti, con i Carabinieri durante i controlli (Foto Cicchini)

«Qualora il Governo – affermano in un documento – stabilisse per ciascuna Regione date differenti per la fine del lockdown, come sindaci dei Comuni della Provincia di Ascoli siamo a chiedere che i nostri territori non subiscano gli stessi ritardi o le stesse misure restrittive del resto della Regione Marche».

A firmare questa richiesta sono stati, oltre a Marco Fioravanti, i sindaci Pasqualino Piunti (San Benedetto), Sante Stangoni (Acquasanta), Giancarlo Vesperini (Cossignano), Alessio Piersimoni (Cupra Marittima), Enrico Piergallini (Grottammare), Armando Falcioni (Maltignano), Massimo Narcisi (Monsampolo), Daniel Matricardi (Montalto Marche), Lucio Porrà (Montefiore), Francesca Grilli (Montemonaco), Sergio Loggi (Monteprandone), Alessandro Lucciarini De Vincenzi (Ripatransone) e Fabio Salvi (Venarotta).

Il premier Conte ad Arquata nel giugno 2018 (Foto Vagnoni)

Il documento oltre che al premier Conte, è stato sottoposto all’attenzione anche del presidente dell’Anci Antonio Decaro, del presidente dell’Anci Marche Maurizio Mangialardi, del presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e di tutti i parlamentari eletti nelle Marche.

Altri sindaci del Piceno non hanno aderito all’iniziativa promossa dal primo cittadino di Ascoli in base ad una valutazione non di ordine politico ma di procedura. Afferma il sindaco di Folignano Matteo Terrani: «Rispetto e condivido la richiesta dei colleghi ma ritengo che debbano essere i tecnici, gli scienziati, ad indicare quando e come si debba interrompere il lockdown naturalmente con tutte le condizioni di sicurezza per i cittadini. In questo caso secondo me, trattandosi della salute di tutti, la politica deve stare un passo indietro».

Il sindaco di Folignano, Terrani (Foto Stefano Capponi)

IL TESTO DELLA LETTERA A CONTE

“Dopo lo studio condotto dall’Osservatorio Nazionale della Salute sulle Regioni Italiane, che avrebbe previsto un’assenza di nuovi casi di positività da Covid-19 nella regione Marche non prima della fine del mese di giugno, la stessa Regione ha effettuato un nuovo studio che ha evidenziato come il calcolo non fosse corretto e come lo zero alternato dei casi nelle Marche si registrerà tra il 25 e il 30 maggio, un mese prima rispetto alle proiezioni nazionali» è la premessa del documento sottoscritto dai 14 sindaci. «Una stima che reputiamo più realistica soprattutto in riferimento alla provincia di Ascoli Piceno, dove l’emergenza sanitaria non può e non deve essere paragonata a quella del nord delle Marche: i territori della provincia di Pesaro-Urbino e Ancona hanno purtroppo dovuto fare i conti con un numero di casi positivi rispettivamente di 11 e 9 volte superiori rispetto a quelli dei territori della provincia di Ascoli Piceno, in assoluto la meno colpita di tutta la regione Marche. Inoltre, come comunicato correttamente dal Presidente Ceriscioli, già da qualche giorno i dati rappresentano una crescita zero/alternato di casi nella nostra provincia. Se da un lato siamo ben consapevoli di come non si debbano vanificare sforzi e sacrifici fatti finora, dall’altro riteniamo non sia possibile né ammissibile penalizzare territori in cui la situazione legata al Covid-19 sia stata circoscritta in maniera più efficace e non abbia causato la stessa situazione di emergenza verificatasi altrove. Una scelta di questo tipo, metterebbe seriamente a rischio la ripartenza di un territorio già gravato da un’annosa crisi economica e ulteriormente martoriato dal drammatico sisma del Centro Italia. E quindi metterebbe a rischio il futuro di imprese, aziende, professionisti, famiglie e singoli cittadini. Ecco perché – ammesso che nei prossimi giorni non si verifichi un aumento dei contagi nei nostri territori e previo rispetto da parte di imprese e lavoratori delle misure di sicurezza e dei protocolli igienico-sanitari che saranno forniti – qualora il Governo stabilisse date differenti per ciascuna regione per l’inizio della Fase2, chiediamo che non ci si basi solo su meri criteri di confine geografico per stabilire il cronoprogramma della fine del lockdown ma che le scelte siano al contrario fondate su criteri oggettivi che tengano conto della differente situazione emergenziale presente all’interno dei vari territori. E che quindi si provveda a un diverso trattamento dell’area Sud delle Marche, nello specifico dei Comuni della provincia di Ascoli Piceno, rispetto all’area geografica del Nord delle Marche”.

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