“Pace a voi”: il messaggio di Pasqua del vescovo Palmieri (Video)

DALLA Settimana Santa alla Risurrezione, un invito a scegliere la pace e a stare dalla parte degli innocenti, dei piccoli e dei poveri
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di monsignor Gianpiero Palmieri

 

(Vescovo delle Diocesi di Ascoli e San Benedetto)

 

Siamo nella Settimana Santa. Domenica scorsa abbiamo celebrato la Domenica delle Palme e ciascuno di noi ha portato con sé un rametto di olivo. Sappiamo bene che non è un semplice gesto: è un simbolo, un segno potente, oggi più che mai controcorrente.

Il vescovo Gianpiero Palmieri

Quel ramoscello è segno di pace. Gesù entra a Gerusalemme come Re mite, Messia di pace, accompagnato da una folla variegata: poveri, pagani, ebrei, persone che hanno ricevuto perdono e guarigione. Tutti lo seguono e cantano: «Osanna al figlio di Davide».

 

Questo simbolo ci accompagna per tutta la Settimana Santa e resta nelle nostre case per tutto l’anno. Possiamo guardarlo ogni giorno e, davanti ad esso, pregare per la pace. In un tempo segnato da guerre e ostilità, mentre i potenti si dividono il mondo, quel piccolo ramo continua a parlare con forza.

 

Quest’anno la liturgia ci fa meditare il Vangelo secondo Matteo. Nella Passione, Gesù appare innanzitutto come l’innocente. Pilato lo riconosce tale, sua moglie lo definisce giusto. I testimoni non trovano accuse consistenti contro di lui. Perfino Giuda, dopo averlo tradito, confessa: «Ho versato sangue innocente».

 

Eppure, proprio davanti a questa innocenza, il male sembra prevalere. Sotto la croce, molti gridano: «Se sei il Figlio di Dio, scendi». Ma Dio non scende dalla croce.

 

Questo è il mistero: Dio sceglie di restare. Resta accanto agli innocenti, ai giusti, ai piccoli, ai poveri. Nella storia umana, spesso segnata dal dolore e dall’ingiustizia, Dio prende posizione: si mette dalla parte delle vittime.

 

Ma la croce non è l’ultima parola. Nel giorno di Pasqua, Gesù risorge. L’angelo rotola la pietra, le guardie restano come tramortite, e alle donne viene annunciato: «Non abbiate paura. È risorto e vi precede in Galilea».

 

La Galilea delle genti è il luogo dell’incontro, del passaggio, della vita quotidiana. È lì che il Risorto ci attende. È lì che ci chiama a vivere, ogni giorno, scegliendo la pace, stando dalla parte degli innocenti, dei piccoli e dei poveri perseguitati.

 

La Pasqua ci consegna una speranza vera. Non una speranza vaga, ma fondata sulla risurrezione di Gesù. Una speranza che ci incoraggia a lavorare ancora per la pace, con determinazione e perseveranza.

 

Perché, se il Signore è risorto, allora è ancora possibile costruire un mondo diverso.

E oggi, come allora, il Risorto entra nelle nostre vite e ci rivolge il suo saluto: «Pace a voi».

È questo il mio augurio per ciascuno di voi, per le nostre comunità e per il mondo intero.


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