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Detenuto distrugge l’ambulatorio e manda al Pronto Soccorso un’infermiera: ancora violenza nel carcere del Marino

ASCOLI - Nella stessa giornata, ad essere aggrediti erano stati due agenti di polizia penitenziaria. Roberto Tassi, infermiere della casa circondariale e responsabile della della sicurezza dei lavoratori di Ast, chiede la redazione  del "Documento di valutazione dei rischi"
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Nel riquadro, Roberto Tassi

 

 

Un atro episodio di violenza si è verificato nella serata di ieri, 1 marzo, nel carcere ascolano di Marino del Tronto, dopo l’aggressione a due agenti di Polizia penitenziaria da parte di un detenuto (leggi qui).

Stavolta, ad essere in pericolo, è stata un’infermiera della casa circondariale e che, all’interno dell’ambulatorio, ha dovuto fronteggiare un attacco di ira di un altro recluso, anch’esso di origini straniere ed in custodia nel reparto “Sezione giudiziaria”.

Erano le ore 20 ed il detenuto era nell’ambulatorio per la somministrazione di una terapia, quando – all’improvviso – ha dato in escandescenza.

Ha divelto il lavandino, scardinato la porta e, per raggiungere il lettino e distruggerlo – come ha fatto – ha strattonato l’infermiera che era tra lui ed il lettino stesso.

Immediato l’intervento dell’agente di polizia penitenziaria che era presente, pure preso alla sprovvista dall’atteggiamento dell’uomo. Ma per ricondurre la situazione alla normalità, sono intervenuti anche altri colleghi.

L’infermiera ha avuto bisogno delle cure del Pronto Soccorso.

«E’ diventato insostenibile quello accade nella casa circondariale», sbotta Roberto Tassi, segretario del sindacato infermieri Nursing Up e responsabile della della sicurezza dei lavoratori di Ast Ascoli e infermiere del carcere.

Tassi ha infatti inviato una lettera ai vertici della Sanità locale, chiedendo la redazione di un “Documento di valutazione dei rischi da Interferenza”, tra l’Ast e la casa circondariale.  

«Non si è trattato, ieri, di un episodio isolato – continua il sindacalista – un altro, per citare un fatto recete, c’è stato a dicembre sempre ai danni di un collega. 

Come responsabile Rls ho il dovere di denunciare il rischio al quale sono esposti gli infermieri che prestano servizio nella struttura e chiedere maggiore protezione, una presenza più corposa di agenti.

Ieri sera, se il detenuto non avesse sfogato la violenza contro gli arredi o la porta, ma contro la collega, non oso immaginare cosa poteva accadere».

 

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