di Walter Luzi
Oggi, 24 febbraio, cade il quindicesimo anniversario della scomparsa di Giuseppe Mascetti. Un uomo, che con le sue opere e la sua illuminata visione del mondo, ha lasciato un segno indelebile in tutti quelli che, come noi, hanno avuto la fortuna di conoscerlo, e di condividere parte della sua straordinaria esistenza. Nato nel 1932, figlio di un operaio dell’Elettrocarbonium di cui scalerà, dal 1956 al 1988, tutto l’organigramma, da semplice impiegato della contabilità generale fino a condirettore.

Giuseppe Mascetti in una vecchia foto
Un vero self made man che non perderà mai di vista la stella polare della sua vita: il bene comune. Lo sport considerato e vissuto come servizio sociale reso alla sua città. Il Gruppo Sportivo Elettrocarbonium che diventa, grazie a lui, la più grande scuola di calcio, e di vita, d’Italia. I ragazzi, le persone, il gruppo, sempre centrali nella sua personale, nobilissima, visione della vita. Che traduce in impegno infaticabile al servizio della collettività, nella realizzazione in opere che ancora oggi sono lì a testimoniare del suo disinteressato slancio.
Costruisce impianti sportivi, come i campi di calcio “San Marcello” e “Santa Maria” di Carpineto, una palestra e organizza manifestazioni calcistiche. Quando non esiterà a pagare di persona la sua opposizione alle nuove direttive aziendali, che impongono un drastico ridimensionamento dei livelli occupazionali in fabbrica, e lo smantellamento del “suo” Gruppo Sportivo, resterà solo. Isolato perché rimasto coerente alle sue idee, senza calcoli di convenienza personale, fino a sacrificare la propria posizione. Defenestrato dalla fabbrica, amata e odiata dalla città, ma della quale, in ogni caso, è stata patrimonio ed eccellenza per un secolo, che aveva fatto crescere.
Estromesso dalla società sportiva che aveva reso grande, prima, e, dopo sedici anni di ininterrotto mandato, anche dal consiglio regionale del Comitato Dilettanti della Figc. In entrambi i casi fatto fuori senza rispetto. Né per lui, né per il suo passato. Nella Team Servizi, che cofonda nei primi anni Novanta, sarà pioniere nel settore del Terziario avanzato. Una impresa di avanguardia che farà scuola alle nostre latitudini, piena di giovani e di potenzialità. Un altro successo per Pippo Mascetti, ma i tradimenti patiti e le delusioni accumulate hanno, forse, minato anche irrimediabilmente anche la sua salute.

Subisce un pesante intervento chirurgico. Poi si ammala. Neurodegenerativo lo chiamano quel male che aggredisce prima il corpo e poi, pian piano, ma inesorabilmente, anche la mente. Che lo sottrae, progressivamente, ad una vita sociale, alle passeggiate, alle visite a casa, alle telefonate di chi non ha mai smesso di stimarlo, di ammirarlo, e di volergli bene. Dimenticato dai più. Dimenticato dalle istituzioni, civili, religiose, e, quello che è peggio, anche sportive.
Un oblio colpevole. Ingiustificabile. Forse, anzi, senza forse, il nome di Giuseppe Mascetti ci sarebbe stato bene, scritto, ricordato, anche sulle maioliche di Corso Vittorio, che ricordano quasi tutti i grandi dello sport ascolano. Lo avrebbe meritato. Il suo lungo calvario, condiviso ogni giorno per dieci anni, con la moglie Maria Lucia, le figlie Cinzia e Monica, e il cognato, Silvio Luzi, il primo dei suoi fedelissimi, che lo assistono con amore infinito fino all’ultimo, trova liberazione alle cinque della mattina del 24 febbraio 2011. Continuare a ricordarlo è un dovere. E un onore.
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