
di Lino Manni
In finale. A Catania, alle pendici dell’Etna la tanto temuta eruzione lavica non c’è stata. O meglio ci ha pensato Oviszach a metterci il “tappo” smorzando le bellicose intenzioni degli etnei. Un retour-match con intenzioni da “remuntada” da parte dei rosso-azzurri ; di ordinaria amministrazione da parte bianconera.

Oviszach
Così sembrava. Poi per gli amanti del brivido c’è quel disimpegno sbagliato ma provato e riprovato che regala il gol al Catania. Non mi preoccupa più di tanto anche perché Curado e compagni creano cinque occasioni da gol vanificate solo dalle prodezze del portiere avversario. L’Ascoli è una squadra tecnica e lo dimostra; il Catania tutta grinta e forza fisica. E di forza ne usa anche troppa in occasione del raddoppio. Arbitro e var fanno finta di niente anche perché la pressione dei 20.000 è assordante.
L’intervallo è salutare anche per me e per i miei occhi visto che sono costretto a seguire la partita dal cellulare. Anche nella ripresa Ascoli a testa alta. La situazione è sotto controllo poi c’è il brivido del palo. Certo, un altro gol poteva rendere il finale pericoloso. Mister Tomei mette forze fresche ed arriva il gol del friulano che spegne la luce e accende i fumogeni lanciati in campo dai tifosi del Catania. È fatta!
La seconda rappresentazione di “Portaci via da questa categoria” va agli atti. Ora ci aspettano altre due rappresentazioni: la prima a Brescia e poi gran finale al “Del Duca”.
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