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Sanità, il nuovo piano di Saltamartini: ecco gli ambiziosi obiettivi ma restano i dubbi su risorse e personale

RIFORMA - Sono 196 le pagine del testo che mira a ridisegnare la sanità nelle Marche. Oggi parte la discussione con i consiglieri di maggioranza, poi le varie presentazioni nei territori con i cittadini, gli amministratori, gli operatori sanitari, le forze sociali. Le osservazioni emerse saranno analizzate in giunta per la delibera finale che arriverà in Consiglio
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Gli investimenti previsti per le Case della comunità

di Luca Patrassi

 

 Parte oggi il confronto pubblico sulla bozza di piano sanitario 2023-2025 preparato dalla Giunta regionale, in particolare dall’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini. Si inizia la discussione con i consiglieri di maggioranza, poi le varie presentazioni nei territori con i cittadini, gli amministratori, gli operatori sanitari, le forze sociali per poi raccogliere le osservazioni emerse e esaminare il tutto in giunta per la delibera finale e portarla al voto del Consiglio. «Salute, sicurezza e innovazione per i cittadini marchigiani» è il titolo scelto per un piano che si articola in poco meno di duecento pagine.

 

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L’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini

La prima parte del dossier inquadra il fabbisogno e la domanda: si parte dalla popolazione di riferimento per affrontare poi il quadro epidemiologico, la domanda di assistenza sanitaria, la mobilità sanitaria, quella ospedaliera e l’evoluzione del fabbisogno.  In particolare, vengono declinate le azioni e gli interventi da realizzare per la trasformazione e la ricostruzione della sanità regionale. Tra i punti qualificanti integrazione tra sanità e sociale, miglioramento dell’assistenza ospedaliera e territoriale, sviluppo di ospedali di alta specializzazione e strutture minori diffuse su tutto il territorio, abbattimento liste di attesa, drastica riduzione di mobilità passiva, integrazione tra servizi pubblici e privati, lotta agli sprechi, ottimale utilizzo delle risorse regionali, nazionali (Fondo sanitario) ed europee (Recovery Fund).

 

Per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza l’obiettivo è il  potenziamento dei sistemi di prevenzione e sicurezza sul territorio, per l’assistenza territoriale il piano prevede l’ampliamento dei servizi di prossimità territoriale e domiciliare e delle cure intermedie. I temi trattati riguardano la rete socio sanitaria sul territorio delle cure primarie, le Case della comunità, gli Ospedali di comunità, le disabilità, Malattie rare, Salute mentale, Dipendenze patologiche, Cure palliative, sanità penitenziaria.

 

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Gli obiettivi per la digitalizzazione

Sul fronte dell’assistenza ospedaliera il piano regionale parla di rimodulazione delle reti cliniche, recupero della mobilità passiva, il potenziamento dei servizi in aree particolarmente disagiate: per incrementare gli interventi in chiave organizzativa e professionale che consentano di garantire prestazioni di alta qualità in modo appropriato e coerente con il contesto demografico ed epidemiologico, con la domanda e i bisogni dei pazienti e per il recupero della mobilità passiva, relativamente a temi quali il consolidamento delle reti cliniche, l’organizzazione dei servizi ospedalieri, con particolare attenzione alle aree particolarmente disagiate. Sul fronte della digitalizzazione c’è un programma trasversale per portare le strutture, tramite investimenti in tecnologia, ai più elevati standard di funzionamento con particolare riferimento alla digitalizzazione dei processi clinico assistenziali, alla telemedicina, al fascicolo sanitario elettronico. Ambiziosi gli obiettivi: per il monitoraggio periodico e la valutazione dell’applicazione del piano sarà individuato, con atto della giunta regionale, un comitato di verifica, composto da rappresentanti degli stakeholder competenti nelle diverse materie indicate e verrà indicata una struttura tecnica regionale che si occuperà della verifica periodica dello stato di attuazione degli interventi e degli eventuali impatti sul sistema.

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Gli obiettivi per la riorganizzazione delle reti cliniche

La seconda parte del piano si riferisce ai livelli essenziali di assistenza, prevenzione in particolare, poi l’ assistenza territoriale con  l’ampliamento dei servizi di prossimità territoriale e domiciliare e delle cure intermedie . Infine l’assistenza ospedaliera: la rimodulazione delle reti cliniche, il recupero della mobilità passiva e il potenziamento dei servizi in aree particolarmente disagiate. C’è anche una parte dedicata alle politiche del personale. Una riflessione è ovviamente dedicata, nel piano sanitario, alla mobilità passiva ospedaliera. La componente dei ricoveri ospedalieri ha determinato, per tutto il quadriennio 2017-2020, oltre il 75% del valore economico complessivo e rappresenta l’elemento di maggior “costo sociale” per i cittadini che si rivolgono a strutture sanitarie di altre regioni, non trovando, all’interno del sistema sanitario regionale, una offerta di servizi ritenuta adeguata ai bisogni.

 

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Gli obiettivi dal punto di vista del piano pandemico

In particolare, su 161 milioni di euro di mobilità passiva regionale (dato puntuale del 2019), i ricoveri ospedalieri ammontano a oltre 121 milioni di euro. Analogamente, per la mobilità attiva, considerata come un indicatore della capacità di attrazione da parte dei sistemi sanitari regionali, il valore economico dei ricoveri, pari a oltre 94 milioni di euro, corrisponde a circa l’80% del totale delle prestazioni di ricovero erogate per pazienti provenienti da fuori regione (119 milioni di euro nel 2019). 

 

A livello regionale, il saldo di mobilità ospedaliera fra attiva e passiva, pur mantenendosi negativo in valore economico per oltre 13 milioni di euro, registra un costante trend in miglioramento, particolarmente nel 2020, in parte correlato alla pandemia Covid-19 che ha ridotto drasticamente i movimenti. Il valore dei ricoveri in mobilità passiva della Regione Marche si attesta, nello stesso periodo, oltre i 120 milioni di euro (in contrazione soprattutto nel 2019), e rappresenta, mediamente, il 15% del valore complessivo dei ricoveri effettuati dalla popolazione marchigiana nel periodo 2017-2019.

 

Una quota del 34-35% è riconducibile a popolazione residente nell’Area Vasta 1, mentre il 10-11% è riferita ai residenti dell’Area Vasta 4.

 

Le restanti Aree Vaste presentano un’incidenza intermedia, con valori più significativi dell’Area Vasta 2 rispetto alla 3 e alla 5.

 

Il numero totale dei ricoveri in mobilità passiva rappresenta il 13% del numero totale dei ricoveri erogati dal servizio sanitario.

 

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Gli investimenti previsti per i Cot

Le principali aree diagnostiche che contribuiscono a generare mobilità passiva sono: ortopedico-traumatologica (39%), cardiologica-interventistica (28%). Nel 2019, senza particolari differenze nel triennio considerato, si conferma la capacità attrattiva dell’Emilia Romagna, le cui strutture ospedaliere, pubbliche e private convenzionate, erogano circa il 50% dei ricoveri di residenti marchigiani che decidono di spostarsi fuori regione. Seguono la Lombardia con il 13% circa, l’Umbria e il Lazio con percentuali attorno all’8- 9%. 

 

La migrazione extraregionale, è più forte dall’Area Vasta 1 (51%) rispetto al restante territorio regionale (AV2 = 20%, percentuali via via inferiori per i residenti nelle restanti Aree Vaste). Duecento pagine per mettere nero su bianco gli obiettivi sanitari della giunta regionale guidata dal governatore Francesco Acquaroli.

 

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Gli investimenti previsti per l’ammodernamento per parco tecnologico

Obiettivi ambiziosi evidentemente che presuppongono disponibilità economiche e risorse umane. Un piccolo esempio: nell’elenco dei grandi macchinari che si stanno acquistando nelle strutture ospedaliere sono indicati anche i criteri e tra questi che siano in attività da più di cinque anni.

 

Nel Piceno con i fondi del Pnrr è in corso la sostituzione della Risonanza Magnetica dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, che da mesi va periodicamente fuori uso. Se ne deduce che i finanziamenti non c’erano fino al Pnrr ed appunto ora ci sono per garantire sicurezza e tecnologie avanzate.

 

Qualche dubbio in più resta sul fronte del personale necessario per potenziare i servizi nel modo auspicato dal piano. Forse la speranza è che il Governo indichi la strada variando il tetto di spesa, speranza però che deve fare i conti con alcuni decenni di governi con piani finanziari di segno contrario.

 

Come si conciliano gli obiettivi del piano sanitario con le disponibilità economiche? Lo scopriremo vivendo, per dirla con una celebre canzone e per sottolineare il fatto che, come detto in una recente conferenza stampa dall’assessore Filippo Saltamartini a proposito dell’offerta sanitaria, «nelle Marche stiamo salvando vite».



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