Le storie di Walter: Carlo Martinelli, una vita al massimo

ASCOLI - A quasi dieci anni dalla prematura scomparsa, la sua Costanza ricorda gli anni intensamente vissuti insieme. Dalle eterne amicizie della numerosa compagnia di ragazzini cresciuti a Piazza Immacolata, fino a quelle con la coppia di artisti cubani Wilmer e Maria. Dalla pesca al Carnevale, le tante passioni di uno spirito puro vissute sempre con entusiasmo e pienezza
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Nella prima foto in basso a sinistra, Carlo e Costanza. Sopra, con Wlimer e Maria. A destra Carlo Martinelli

 

 

di Walter Luzi

 

Carlo Martinelli era capace di quei sorrisi che appartengono solo ai timidi. Alle persone di animo nobile e sensibile, che cercano, e trovano, quando li trovano, solo legami forti, affetti così indissolubili che neanche la morte riesce a spezzare. Che si sono cementati condividendo i lunghi cammini più che raggiungendo le relative mete. Costanza Narducci è arrivata relativamente tardi a completare il già fitto quadro degli amori e delle passioni più grandi della sua vita. Ma ha saputo entrarci solo per arricchirlo, non togliendo, ma aggiungendo, slancio e gioia. Il piacere reciproco, sincero, evidente, di una condivisione totale e incondizionata. Il traguardo che conta sempre meno del percorso, anche se indispensabilmente lungo e faticoso, necessario per tagliarlo. Lui davanti, lei dietro. L’aveva aspettata a lungo Carlo una come Costanza, che potesse concepire, come lui, solo gli amori senza fine. Aveva cominciato fin da bambino a meritarsi gli affetti di quegli amici, tanti, che ci saranno per sempre.

Carlito da bambino

 

Carlo era uno di quei ragazzini cresciuti fra le tante vie che abbracciano Piazza Immacolata negli anni Sessanta. Con la fortuna, per tutti loro, di far parte di una seconda, grande famiglia allargata di amici per sempre. Otto, Lelle, Pino, Antonio e tutti gli altri. Una formidabile maxicatalisi spontanea ed omogenea di spiriti e di cuori in un crogiolo che li fonderà tutti insieme, anno dopo anno, per una vita intera. Una sorta di propulsore naturale, quella prima adolescenza felice, che li proietterà verso le rispettive e più varie esistenze, senza permettere che mai nulla possa sbiadire il valore e l’importanza, quasi sacrale, di quelle amicizie nate e cresciute a pane e pallone nelle strade del loro quartiere.

 

Ottorino, Carlo, Giovanni, Peppe, Eraldo, Marco Olori, Marco Mancini, Daniele, Giancarlo Fattori, Giancarlo Bucciarelli, Zelindo, Gabriele “Lelle”, Nicola, Nazzareno, Franco, Emidio ”Mito”, Maurizio Piccioni, Antonio, Maurizio Taddei, Mauro, Mario, Francesco, Claudio.

A pesca

 

Perché «l’amicizia nata da bambini – per dirla con le parole di Lelle Zazzetta – è quella che rimane pura, genuina e disinteressata anche nel tempo della vita».

 

Gli amici di Piazza Immacolata

Sugli sci

 

Carlo Martinelli cresce, con il fratello Daniele, che rimarrà a vivere a Bologna dopo la laurea, e la mamma Maria, a Piazza Immacolata, ma perde prestissimo il padre Guerrino. Anche lui un tecnico della Provincia. Quelli che un tempo, con deferenza, venivano chiamati i “sor periti”. Il fratello e gli altri fanno giocare Carlo sempre in porta, soprattutto perché è il più cicciottello della compagnia, e, sempre come portiere, si confermerà nella prima squadra ufficiale di Piazza Immacolata, sponsorizzata dal negozio Hobby Sport di viale Marconi, quando il parroco, padre Alberto, e il suo vice, padre Demetrio, faranno realizzare il campetto di calcio vicino alla chiesa.

 

Gli anni passeranno veloci. Arriveranno la terza adolescenza, con le prime vasche in Piazza del Popolo e le prime cotte con le ragazze. Anche i primi progetti importanti, come l’avventura esaltante e condivisa a Radio Cento Torri Piceno, e i lenti a “La Botte”, il primo locale da ballo in città, che mettono su, da zero, in via Pretoriana, proprio loro.

 

«Potranno venire nuove amicizie – scriverà l’amico Pino Presciutti – figli, mogli, guai, ma niente può uguagliare il conoscersi da sempre, sapere già quello che vuoi da me prima di parlare, capirsi semplicemente con un gesto, una smorfia, un cenno d’intesa».

 

Il testo continua dopo le immagini 

 

Carlo e il suo amico Pino Presciutti giovanissimi

Con Ottorino

Carnevale

 

Il Carnevale è il collante magico e giocoso che continua a tenerli uniti quando la vita di ciascuno li porterà ad imboccare strade diverse. Le mille mascherate organizzate insieme sono una lunga, grande festa condivisa, come le settimane bianche in gruppo, con Carlo, che ha iniziato a sciare da bambino, in veste di maestro e dispensatore generoso di consigli su tecniche e materiali. Come i frequenti ritrovi in campagna, a casa di Ottorino. Alle feste di matrimonio che si susseguono, Carlo mette da parte la sua conclamata timidezza e canta, nel suo personalissimo sound afro-napoletano, con gli altri amici tutti intorno a fare il coro. Bei tempi.

 

La love story

 

Carlo e Costanza si conoscono nel 1996. Si incrociano per la prima volta nella palestra del circolo ricreativo della Mondadori. Lei, quarantunenne divorziata da qualche anno, con un figlio, Angelo, nato nel 1976, insieme alla cugina, va a correre sull’area dove sorge oggi il Picchio Village. Cresciuta a Porta Cappuccina, interrompe i suoi studi universitari quando vince il concorso per un posto in Catasto, dove lavorerà per oltre quarantadue anni filati. Lui, scapolone trentottenne reduce da qualche delusione amorosa, armeggia, invece, in sala pesi. Si ritrovano spesso anche in Catasto, dove Costanza è impiegata. Carlo, come tecnico della Provincia, vi ha accesso privilegiato anche fuori dal normale orario di apertura al pubblico, per poter consultare con calma i fogli di mappa. Legano molto presto.

Carlo con la mamma

 

«Un giorno, mentre attraversavo la strada sul passaggio pedonale davanti all’Aci – ricorda lei – lui, al volante della sua macchina ferma al semaforo, sfodera un sorrisone dei suoi, a trentadue denti. Che mi stende letteralmente».

 

Tramite conoscenze comuni fa raccogliere maggiori informazioni su di lui. Sono tutte positive, rassicuranti per ogni donna che sa di stare innamorandosi. Carlo è effettivamente una persona molto seria, e, soprattutto, un single senza altri legami. Quando lui, a gennaio 1997, le telefona da una delle sue tante settimane bianche con gli amici nella Savoia francese, per proporle di andarsi a mangiare una pizza insieme al suo ritorno, lei è felicissima di accettare subito l’invito. Scelgono il Vecchio mulino di Venarotta come location per il loro, inevitabile, primo bacio. Non si lasceranno più.

 

«Lui davanti. Io dietro». Sempre e ovunque. Diventa questo il karma di Costanza e Carlo. A pescare, a sciare, a cavallo, a giocare a tennis, a cercare funghi, a ballare, infine. Con l’importanza prevalente, per loro, di pescare le emozioni più delle trote, o salire lungo ripidi pendii in cerca di brividi, prima che di funghi. Privilegiare i lunghi scambi sulla terra rossa del tennis, piuttosto che cercare il punto nelle giocate. O anche godere già soltanto del bagliore della neve fresca che luccica al sole, più che consumare discese e code agli impianti di risalita, nelle tante settimane bianche. E poi il ballo caraibico. L’ultima, nuova, frontiera da esplorare, contemplare e respirare, amandola, da subito, immensamente.

 

Carlo e Costanza in pista

 

Vissuta al massimo, come Carlo sa fare sempre, ben oltre le mode del momento, gli esibizionismi fini a sé stessi, ed ogni più banale stereotipo. L’amore viscerale per quel sound afro, che scopre solo adesso, ma che, forse, aveva inciso nei suoi geni da sempre.

In versione modello, portiere e militare

 

Carlo

 

È una persona trasparente come l’acqua dei ruscelli che spesso risale. È rispettoso dell’ambiente e del Prossimo. E coltiva tante passioni in cui si impegna sempre al massimo delle sue possibilità, agevolato da una memoria visiva fenomenale e un fisico prestante che lo porta persino, come modello, su qualche passerella di moda.

Perfezionista in ogni cosa che fa, arrossisce puntualmente quando gli dicono che è bravo. Perché è umile e timido, e non cerca mai, quindi, il centro della ribalta. Ma questo non gli impedisce di saper ascoltare gli altri e, rapidamente, socializzare. Né, mai, di smarrire la predisposizione naturale al sorriso e alla risata. Sa sussurrare ai suoi adorati cavalli. Gli piace la fotografia, e dipinge acquarelli, anche, fin dall’adolescenza. Con Antonio Borraccini si sono conosciuti in prima elementare, alla “Luciani”, e saranno compagni di classe fino al diploma. Una amicizia lunga e vera. Si ritroveranno dopo il servizio militare di leva, che Carlo presta orgogliosamente in Sardegna come bersagliere, e qualche lavoretto iniziale, impiegati nello stesso ufficio in Provincia.

Tra funghi, cavalli e sci (con Borraccini)

 

 

In estate vanno con gli altri, spessissimo, al fiume. È qui, tuffandosi nelle fresche e limpide correnti del Castellano, che Carlo si innamora dei corsi d’acqua e della pesca. Antonio lo accompagnerà molte volte nelle sue esplorazioni pesca sportive, come alla ricerca di funghi, di cui sa riconoscere al volo la specie e la relativa denominazione scientifica in latino.

 

Quando arriva Costanza sopralluoghi ed escursioni di pesca diventano regolarmente di coppia. Lei descriverà molto bene le tante, lunghe giornate a contatto con la natura insieme a lui, nel libro “A pesca di emozioni” (Capponi Editore) realizzato nel 2017.

 

Scrive: «Io a guardare il fiume sulle tue spalle, il petto sulla tua schiena, il mio viso in quell’angolo sicuro tra il tuo collo e la tua spalla…sveglie all’alba, noi due soli, tu davanti io dietro…con l’incedere muto di chi sa parlarsi, come gli indiani, con gli occhi».

 

Fra sassi e felci, il mormorio dell’acqua che scorre nelle orecchie, il suo scintillio al sole negli occhi, la gioia nel cuore.

Capitolo pesca

La pesca

 

Carlo trasla nella costruzione artigianale delle esche da pesca artificiali per lo spinning, tutta la sua vena artistica giovanile già espressa nella pittura ad acquarelli. Inventando e costruendo con le proprie mani insetti multicolori per la pesca a mosca. Nel libro sono riprodotte le pagine del suo diario di pesca. Con i tratti della sua bella calligrafia annota di suo pugno, infatti, con la stilografica che le ha regalato Costanza, ogni particolare al rientro dalle esplorazioni lungo fiumi, torrenti e fossi.

 

Ogni più piccolo rigagnolo delle nostre montagne non ha segreti per lui, che si prepara per giorni sulle vecchie mappe dell’Istituto Geografico Militare. Uscite, le loro, pianificate, anche con mesi di anticipo, in ogni dettaglio con tanto di sopralluoghi esplorativi preventivi. Da valente geometra non ha solo la perizia e la competenza per decifrare ogni minimo segno orografico e idrografico, delle mappe, ma, nel dna, l’esigenza di non lasciare mai niente al caso, ricercando la perfezione in ogni suo atto. Conoscenze accurate ad esaltare una simbiosi profonda con quegli habitat remoti, quasi incontaminati, e, proprio per questo, preziosi. Che lo affascinano, e che ama.

 

Trote dalla livrea dorata, cavedani e triotti catturati con ami non letali, e subito rimesse in libertà, anche se non sono sotto misura. Si chiama Catch and Release, cioè cattura e rilascio, detta anche “no kill”. Carlo annota meticolosamente i tipi di esche utilizzati e luoghi prescelti per la pesca, le caratteristiche delle acque, e della vegetazione circostante, più o meno idonea per lanciare, la presenza di alghe, rifiuti o eventuali inquinanti. Le sue intuizioni sono frutto di conoscenze ed esperienze. Ne esce una raccolta autografa di uscite senza eguali in fossi e torrenti destinati, prima o poi, tutti, a confluire nel fiume Tronto. Quasi duecento pagine di planimetrie ed appunti che non vogliono essere un “Trattato del pescatore”, ma, meglio, il “Diario di pesca di un romantico esploratore”. Si esalta, Carlo, nel ridare vita ai corsi d’acqua, partecipando, attivamente, con entusiasmo, ai programmi di ripopolamento messi in atto dall’Ufficio Caccia e Pesca della “sua” Provincia.

 

Costanza lo segue come sempre. Tu davanti e io dietro. «La felicità non costa molto – scriverà lei – basta averti accanto». Zone di protezione, incubatrici naturali per avannotti di trote fario, cercati e trovati dentro fossetti sperduti.

 

Carlo al suo tavolo da lavoro a costruirsi da solo le esche da pesca

Alcune delle esche costruite da Carlo

– Una delle pagine di appunti autografi di carlo sulla pesca

Ripopolamento

 

Un’altra delle sue tante sfide, con lo stesso slancio, lo stesso sorriso di sempre. «I margini stretti dell’esistenza – scriverà sempre Costanza – e i suoi angoli angusti trasformavano il suo modo di vivere in una continua sfida. Proprio come un fiume che, costretto nel suo alveo dalle leggi della Natura, tra dure rocce e pendii verdeggianti si inventa una vita selvaggia, scrosciante, a tratti vorticosa».

Una figura acrobatica di Carlo e Costanza

 

Il ballo

 

Un’autentica folgorazione era stata per Carlo vedere per la prima volta il suo amico Peppe Ferri ballare con la moglie Rita sulle note suadenti di queste musiche latine. È il 2002. Lui e Costanza si iscrivono subito ad un corso di danze caraibiche a San Benedetto, tenute dalla maestra Anna Maria. Le lezioni iniziano alle 21. Pesante per Costanza che però non si sottrae. Tu davanti io dietro. Come sempre. Scoprono un mondo nuovo in una comitiva affiatatissima. Sono anni felici. Conditi di salsa cubana. Carlo ne apprende avidamente le movenze del corpo, che riflettono l’armonia e la pace di una filosofia di vita. È naturalmente portato, e ha talento di suo. Sente il ritmo, il tempo, con una facilità disarmante, che non appartiene a nessun neofita. Talento innato ed energia che sprigiona amando, e inducendo gli altri ad amare, una disciplina che devi sentire tua nel cuore prima che nei piedi.

 

La perfezione assoluta, propria di ogni sua impresa, raggiunta in breve partendo da zero. La gestualità perfetta della rumba e della salsa non è figlia del suo sempre ricercato perfezionismo in ogni cosa che fa, ma manifestazione plastica di una interiorità nascosta, ed ora liberata. Espressione di libertà che porta i corpi, sfiorandosi, a muoversi in specchiata sincronia e i cuori a battere all’unisono. Occhi che ridono, sguardi complici, braccia che si intrecciano, respiri che si fondono, mani che si cercano e sciolgono poi le prese come delicate e ammiccanti carezze. Tu davanti e io dietro. Carlo e Costanza mutano in Carlito y Costancita. Un amore grande, il loro, che le danze del Caribe, come e più di tutti gli altri piaceri, le tante, grandi passioni fino ad allora condivise, esalta, sublima.

 

Si danza

 

Più volte, anche per via di quella carnagione scura, oltre che per la impressionante bravura nella rumba, lo scambiano nei locali per un vero cubano. Il suo amore per quel sound afro è viscerale. Ha la rumba e la salsa nel sangue. Cubano dentro. Cubano nell’anima. Come loro.

 

Wilmer y Maria

 

Wilmer Najarro Mora è un ragazzo cubano che si è formato, geni a parte, alla prestigiosa Escuelas Nacionales de Arte de L’Avana. Un fenomeno di ballerino che diventerà presto come un figlio, più che un amico, per loro. Pur di venire in Italia ha taroccato la sua carta di identità, perché non ha ancora compiuto diciotto anni. Arriva ogni volta da Marcelli di Numana, dove tiene spettacoli di folklore caraibico insieme ad altri connazionali, al leggendario Nino de fuego. Carlo e Costanza vanno a prenderlo, e lo riportano, ogni volta alla stazione di Civitanova dopo le lezioni che tiene dalla maestra Anna Maria a San Benedetto. Non sarà l’unico sacrificio che affronteranno per aiutare questi giovani cubani.

 

Maria Del Carmen Moreno Torres diventerà molto presto la partner, di ballo e di vita, di Wilmer. Saranno, e sono tutt’ora, una cosa sola. Belli e talentuosi. Estroversi ed empatici. Straordinariamente bravi manco a dirlo. Oggi, grazie anche alla rete, dove i loro videoclip sono cliccatissimi, sono diventati celebri, ma i loro primi tempi in Italia sono stati resi meno duri soprattutto da Carlo e Costanza.

Con Wilmer e Maria

 

Sono i loro estimatori della prima ora, amici generosi, disinteressati, che li hanno quasi “adottati”, aiutati in ogni modo, e coccolati come figli.

 

«Li abbiamo accompagnati a manifestazioni e festival latini in mezza Italia – racconta Costanza – gli abbiamo sempre voluto un bene dell’anima, e credevamo ciecamente nelle loro potenzialità artistiche. Li abbiamo sostenuti, anche economicamente, per iscriverli a varie agenzie di fotomodelli e spettacoli. Siamo stati con loro a Roma per i casting di Ballando con le stelle, un programma televisivo molto popolare che avrebbe potuto cambiare loro la vita. Cucinavo per loro cibi pronti, gli trovavamo sistemazioni a basso costo, perché mantenersi da soli i primi tempi non è stato facile. Procacciavamo loro qualche serata nei locali, li abbiamo fatti insegnare nei nostri corsi ad Ascoli. Ma i nostri sacrifici se li meritavano tutti. Erano e sono rimasti due ragazzi d’oro. Che si portano dentro ancora oggi l’amore per la loro terra e le loro tradizioni. Io e Carlo siamo stati i loro pigmalioni e sono felicissima che abbiano raggiunto, alla fine, un discreto e meritato successo».

 

A Cuba

 

A fine 2002 Carlo fa parte della task force della Provincia di Ascoli, composta da sedici tecnici, che scende fino a Larino, in Molise, per monitorare i danni agli edifici prodotti dall’ultimo terremoto. Un volontariato di cinque giorni, molto intensi sotto il profilo professionale ed umano, di cui andrà sempre fiero. Nel 2009 insieme a Costanza aprono, nella vecchia palestra dei Vigili del Fuoco di via Dino Angelini, una loro scuola di danze caraibiche, con Wilmer e Maria in veste di maestri d’eccezione.

A Larino volontario con la Provincia di Ascoli

A Cuba con Costanza

Ballo con salseri cubani

 

Fanno anche gli aiutanti ai maestri durante le lezioni, ma vanno oltre il ritmare i tempi …uno, dos, tres… cinco, seis, siete… delle figure e sequenze. Trasmettono rispetto e amore per una cultura, per le tradizioni di un popolo oppresso, ma capace di liberarsi da solo con la Revolucion, che avranno presto modo di conoscere e vivere molto da vicino. Il viaggio della vita nell’aprile del 2014. Wilmer e Maria li introducono dentro le suggestioni della Alma de Cuba più autentica. Completamente immersi nelle musiche, nei sapori e profumi del cuore del Caribe, sono ospiti nelle famiglie dei loro amati “figli adottivi” cubani. Un modo per ricambiare, idealmente, tutto l’affetto e il sostegno di cui i due giovani hanno a lungo beneficiato nell’ascolano. Venti giorni e venti notti passati a scorrazzare nei templi del son cubano e in luoghi cult come il Floridita, la Bodeguita del medio o il Tropicana.

 

A Cuba

Avvolti dai suoni e dal calore della musica che amano di più, suonata da complessini improvvisati ad ogni angolo delle strade. Salsa e mojito in allegria. Al ritorno in Italia Carlo e Costanza organizzano il memorabile flash mob di rueda de casino in Piazza del Popolo. Il sei giugno 2016 sono fra i tanti che piangono la prematura scomparsa di Ottorino Pignoloni. Uno strazio che ne prepara un altro. Ventuno giorni dopo, il 27 giugno, Carlo si sente improvvisamente male. Lo ricoverano al reparto di Neurologia dell’ospedale di San Benedetto. Antonio Borraccini è il primo ad accorrere, insieme a Costanza, al suo capezzale. Poche ore di attesa per apprendere di una sentenza di quelle che non si riesce ad accettare.

 

«Non c’è più niente da fare».

 

Senza nemmeno la possibilità di appigliarsi ad una sia pur flebile speranza. I medici non si sbagliano. A Carlo resteranno solo altri ventitré giorni di vita. Muore il 20 luglio 2016. Costanza accusa il colpo. Entra in un profondo stato depressivo. La sorella è costretta ad imboccarla pur di farla mangiare. Va sulla tomba di Carlo tre volte al giorno. Si convince persino di poter riuscire a stabilire un contatto con lui nell’aldilà.

I due amici sempre vicini

 

Wilmer e Maria vanno a trovarla ogni volta che possono. La chiamano mammina per spronarla a risollevarsi dal suo stato di estrema prostrazione. Ma saranno proprio la musica e il ballo latini, così care a Carlo, a farla uscire dal tunnel della disperazione. Insieme ad un ragazzo di San Benedetto, Giulio, consegue a Roma il diploma di maestro, e ricomincia a dare lezioni di danze caraibiche al circolo di Porta Solestà. Oggi insegna ancora, alla palestra Tonic.

 

Il destino ha voluto riunire i due vecchi amici, Ottorino e Carlo, partiti, quasi insieme, troppo presto, anche al cimitero. Solo il caso ha voluto, infatti, che riposassero l’uno accanto all’altro. Sulla lapide di Carlo è inciso un invito: Baila Carlito! Continua anche lassù.

 

 


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