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Infermiere non vaccinato torna in corsia: «Un errore sospenderci, 14 mesi senza paga»

VACCINI - Enzo Palladino, segretario nazionale del sindacato Laisa, da domani torna al lavoro all’ospedale di Torrette. «Mi sono sentito abbandonato dallo Stato, ho anche pensato di cambiare lavoro ma ero convinto della mia battaglia. Anticipare il reintegro è anche una bella risposta alla carenza di organico»
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Enzo Palladino

 

di Maria Paola Cancellieri

 

«Le ferite restano aperte, perché in questi lunghi 13-14 mesi mi sono sentito abbandonato dallo Stato. E’ una parte della mia vita che si era spenta e che ora torna alla luce. Ho avuto dei momenti di frustrazione, lo ammetto, in cui ho pensato di licenziarmi e di cambiare lavoro, ma ero convinto della lotta sindacale che avevo intrapreso, determinato ad andare fino in fondo.

Da domani torno in ospedale e sono felice» è lo sfogo di Enzo Palladino, infermiere che non si è vaccinato contro il Covid, che lavora per l’Azienda ospedaliero universitaria di Ancona.

Dopo 14 mesi di sospensione dello stipendio ha ripreso servizio stamattina, 3 novembre, al primo turno, in Endoscopia Digestiva presso la Sod Clinica di Gastroenterologia, Epatologia ed Endoscopia digestiva d’urgenza all’ospedale regionale di Torrette.

 

«Cercherò di lavorare come ho sempre fatto nel corso degli anni. Mi impegnerò a sorridere ai pazienti, senza alcun ripensamento per quello che è successo. Sospenderci è stato un errore perché anche i vaccinati contro il Covid possono contagiare» ha continuato l’infermiere. E’ tornato in servizio grazie al decreto varato dal governo Meloni che ha anticipato di due mesi il rientro degli operatori sanitari che avevano rifiutato di rispettare l’obbligo vaccinale.

 

Palladino è segretario nazionale del sindacato autonomo Laisa (Lavoratori Indipendenti della Salute) e ha fatto delle sue idee una bandiera.

Nel 2021 aveva anche scritto una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica ed al ministro della Salute per denunciare la gravità del decreto che ha introdotto la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione dei sanitari (una trentina all’ospedale di Torrette) che non intendevano farsi vaccinare contro il Covid. Considerando il provvedimento come «un ricatto».

 

«Il fatto di reitegrare con 50 giorni di anticipo – ha sottolineato l’infermiere – non va visto, almeno nel mio caso, come uno sconto. Di positivo, e lo dico io che sono stato candidato alle ultime Politiche con Italexit, c’è la bella risposta del nuovo governo alla carenza di organico.

La Sanità italiana è al collasso e dall’oggi al domani gli ospedali si sono ritrovati con 4.000 medici e 2.000 infermieri in meno. Ora il loro ritorno è una boccata d’ossigeno. C’è poi da valutare che il 29 novembre dovrebbe pronunciarsi anche la Corte Costituzionale sull’obbligo vaccinale con l’azzeramento degli stipendi. C’è attesa inoltre la Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza-Covid, sui decessi che ci sono stati. Abbiamo avuto più restrizioni rispetto agli altri Paesi europei ma anche più morti. Qualcosa non ha funzionato».

Oggi secondo Enzo Palladino ci sono «dati certi, anche un report recente dell’Istituto Superiore di Sanità che attestano che il vaccinato può contagiare alla stessa stregua del non vaccinato, pertanto il provvedimento di sospendere i non vaccinati non aveva una finalità scientifica. I focolai ci sono stati ugualmente negli ospedali tra il personale vaccinato».

 

L’infermiere specifica anche di essersi sempre fatto inoculare tutti i vaccini a partire da quelli anti-influenzali. «Non sono mai stato un ‘no vax’ – ha detto ancora – perché ho fiducia nella struttura sanitaria, ma questa volta ho desistito dopo aver letto, per ragioni sindacali, il decreto legge numero 44 del 1 aprile 2021. E la cosa incredibile è che non sono neanche rimasto contagiato dal Covid sebbene sia stato a contatto con tante persone parlando nelle piazze».

 

Oggi alle ore 7,30 quindi ha indossato di nuovo la divisa. «Ho parlato con la coordinatrice del dipartimento, inizialmente verrò affiancato per riprendere la mano con l’attività e le novità organizzative introdotte nel frattempo, successivamente dovrò sottopormi alla visita di sorveglianza obbligatoria per chi opera in questo genere di reparti.

Ammetto che questa volta la Direzione degli Ospedali Riuniti di Ancona si è mossa bene inviando una pec anticipatoria prima anche della pubblicazione in gazzetta del decreto del governo Meloni, per rassicurare i dipendenti e per agevolare il loro rientro. Cosa che non è successo in altre strutture, ad esempio all’Inrca».

 



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