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Le storie di Walter: Peppe Capponi e la “Casa del colore”

ASCOLI - Un’altra attività storica della città che chiude i battenti. Punto di riferimento per tre generazioni di imbianchini e dei più valenti artisti ascolani. Uno degli arcieri della Quintana più vincenti di sempre ci racconta la storia della sua azienda familiare che ha segnato un’epoca
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Giuseppe Capponi con la moglie Annachiara e la figlia Laura in negozio

 

di Walter Luzi

 

Giuseppe Capponi, frecce e vernici. Uno degli arcieri più vincenti della Quintana resterà in pedana a centrare bersagli ancora  a lungo con l’arco, ma la “sua” Casa del Colore si appresta ad abbassare per sempre la saracinesca. La raggiunta età della messa a riposo è un meritato traguardo per chiunque. Ma per un piccolo imprenditore autonomo è anche uno di quei momenti tristi che non vorrebbe mai vivere. Perchè le attività storiche, spesso imprese famigliari ereditate dai padri, e talvolta anche dai nonni, sono state la tua vita. E quando hanno rappresentato, come nel caso della Casa del Colore, anche per la città intera un punto di riferimento sicuro e inamovibile nel proprio settore, allora gli occhi lucidi sono un po’ di tutti. Perchè a perderci sono tutti. Non è il primo, non sarà l’ultimo negozio storico a scomparire. Purtroppo.

 

Ma la tristezza è doppia quando, come nel caso di quella di Peppe Capponi, a chiudere i battenti non è una ditta in crisi, ma un’azienda sana, viva, redditizia, che non ha solo grande tradizione, ma fa anche buoni utili. «Mi è sembrato strano – commenta lui – e un po’ dispiace anche, che non si sia fatto avanti nessuno per rilevare l’attività quando abbiamo deciso di passare la mano. Non chiudiamo perchè gli affari vadano male. Tutt’altro. Non abbiamo debiti, non registriamo flessioni di vendite. Fa male ancor di più questo fatto, con tanti giovani disoccupati in giro, che nessuno abbia avuto il desiderio di intraprendere una attività autonoma molto bene avviata come la nostra». Peccato. Un altro segnale questo, l’ennesimo, molto poco incoraggiante per il futuro.

 

IL BOOM ECONOMICO

 

Non erano certo queste, la vita e le prospettive, nel 1962, quando la Casa del Colore apre in centro, al civico 86 di Corso Mazzini.

 

L’ingresso del primo negozio in Corso Mazzini

 

Il miracolo economico promette prosperità per tutti. C’è grande voglia di fare, e fiducia nel futuro. Nazzareno, il papà di Giuseppe, ha lavorato come magazziniere alla Arte Edile, la rivendita di materiali per l’edilizia che sta in Piazza Diaz. Ma ora anche qualche problema di salute lo induce a trovare un’altra occupazione meno gravosa. Decide di aprire un negozio di vernici e materiali di consumo per la manutenzione della casa. Una mesticheria, come si definiva allora, con un termine caduto oggi completamente in disuso. Per farlo è costretto a farsi prestare ventimila lire da parenti per acquistare una bilancia. Attrezzo indispensabile questo per poter pesare le polveri. Perchè tutto, o quasi, si vende sfuso. Molti produttori, come i loro utilizzatori, vivono infatti la medesima era pionieristica. Quando si sperimenta, si inventa, si provano e riprovano soluzioni e rese sulla propria pelle.

 

Il vecchio furgoncino pubblicitario

 

Esperienza e intuito, velocità di esecuzione e migliore manualità fanno la differenza. Serietà, puntualità, competitività del prezzo, costituiscono un valore aggiunto per ogni artigiano. Falegnami e muratori, restauratori e imbianchini, gelosissimi dei tanti piccoli segreti dei rispettivi lavori, si fanno una concorrenza spietata. Imparare un’arte, magari solo per metterla da parte come saggiamente consigliano i più anziani, è l’obiettivo più diffuso, anche per chi studia ancora. Apprendere e migliorarsi sono obblighi etici prima che convenienze economiche. I maestri artigiani veri, che spesso lo sono anche di vita, tramandano conoscenze e insegnamenti solo ai giovani allievi più degni. Che spesso sono i più capaci, ma, sempre, e soprattutto, i più appassionati.

 

COLORI SPECIALI

 

Le preparazioni delle tinte sono quasi sempre empiriche. «Una volta – ricorda sempre Giuseppe – quando ancora non erano state inventate le vernici pronte, si usava amalgamare le terre colorate con l’olio di lino per aumentarne l’adesione alle superfici. Papà mi raccontava di un contadino che era tornato a lamentarsi in negozio perché dopo aver ripitturato di blu il suo carro agricolo, erano stati solo i suoi buoi a diventare blu. Questo perché aveva usato l’acqua, invece dell’olio di lino, per preparare la tinta, e le terre colorate erano subito volate via dal carro per depositarsi sul manto degli animali».

La Casa del Colore trasloca presto sul lato opposto dell’antichissimo decumanus maximus, al civico 73. Gli affari vanno bene. Anche la moglie di Nazzareno, Pasqualina, “Lina”, Mercuri viene saltuariamente a dargli una mano in un negozio sempre più affollato di clienti. Gli anni passano e i figli, tre, crescono. Giuseppe è l’unico maschio. Arrivato dopo la primogenita Maria, e prima di Rita che, purtroppo, volerà in Cielo troppo presto. Tutte le sue vacanze scolastiche Giuseppe le passa regolarmente a dare una mano al papà dietro il bancone della bottega. Le scuole superiori le frequenta nel nuovo Istituto Tecnico Industriale di via della Repubblica, a San Filippo. Sezione Telecomunicazioni. Il servizio militare di leva invece, grazie ad una provvidenziale raccomandazione, lo presta alle Casermette, nella sua città. Quando si toglie la divisa infila subito, definitivamente, il camice da lavoro nella bottega di famiglia. Ormai per il padre è molto più di un aiutante. E’ pronto per caricarsela sulle spalle da solo quell’attività. Si chiama assunzione di responsabilità. Un valore estinto, a tutti i livelli, fra le nuove generazioni dei giorni nostri. Le vernici restano sempre la specialità della casa. Per ogni tipo di superficie. Falegnami e imprese edili i principali clienti, ma soprattutto, imbianchini, abituali consumatori di pitture per interni ed esterni, oltre, ovviamente ai privati amanti del fai da te. Con le loro richieste, a volte esilaranti, destinate a diventare barzellette.

«Come quello – ricorda Giuseppe – convinto che esistesse il colore “battito di farfalla”. Un altro, al ritorno di una vacanza nell’Oceano Indiano, ignorando la mazzetta campioni dei codici RAL, pretendeva un colore identico a quello del mare delle Maldive. Peccato che io non avessi alcuna idea di come fosse quel mare non essendoci, purtroppo per me, mai stato. Ma l’elenco delle richieste bislacche sarebbe lunghissimo. Mia moglie mi ha sempre suggerito di scriverci, un giorno, un libro che le raccogliesse tutte».

 

Giuseppe con la moglie dietro il bancone

 

CASA DI PITTORI E IMBIANCHINI

 

Giuseppe sposa Annachiara Orsini nel 1980. Dal loro matrimonio nasceranno tre figlie. Nel 1982 arriva Ilaria, oggi psicologa a Grottammare. Quindi Laura, nel 1986, che ha provato a raccogliere il testimone dell’azienda di famiglia, e poi Giorgia, nel 1988, che lavora come commessa in un negozio dell’Oasi al Battente. Nel 1995 l’attività si sposta, definitivamente, lungo la Circonvallazione Ovest, all’altezza della caserma dei Carabinieri, negli ampi locali al piano seminterrato di un nuovo fabbricato. Arriverà a contare ben tre tintometri computerizzati, core business dell’azienda, per fare fronte alle crescenti richieste della clientela. Gingilli ad alta tecnologia che realizzano rapidamente ogni tipo di vernice, a base di acqua o solvente, che si vuole. L’agitatore giroscopico delle basi neutre coloranti le miscela, a getto pressochè continuo, generando la particolare tonalità cromatica che il cliente desidera.

La Casa del Colore continua ad essere così ritrovo e crocevia di tanti imbianchini, ma anche di grandi artisti locali perché si conferma rivendita qualificata anche per le belle arti. Con colori, ad olio o acrilici, per rifornire le loro prestigiose tavolozze, e tante tele immacolate su cui liberare la propria ispirazione creativa. Dante Fazzini, Nazza, Enzo Marinelli, Giuseppe Marinucci, Dino Ferrari figurano fra i clienti più assidui del fornito negozio di Peppe Capponi. Personaggi unici, talvolta eccentrici, ma che con le loro opere sapranno dare lustro al nome della città di Ascoli. Grazie al loro estro anche le tinte della Casa del Colore finiscono incorniciate ed esposte in prestigiose mostre e musei di tutto il mondo. Una bella soddisfazione.

 

L’ARCIERE

 

La passione di Giuseppe per arco, frecce e bersagli nasce, all’improvviso, nel 2006. «A Bagno di Romagna – ricorda Giuseppe Capponi – dove eravamo in ferie con mia moglie assistemmo quasi per caso ad un Campionato italiano di questa meravigliosa disciplina di cui ignoravo persino l’esistenza: il tiro di campagna per arcieri».

 

In gara in campagna con il suo arco

 

Al tiro con il suo arco in gara

 

Sport che riunisce più qualità. L’esaltazione dell’abilità nella mira, il rispetto per gli animali, perché si scagliano frecce solo contro sagome tridimensionali a grandezza naturale che li riproducono, e, soprattutto, il contatto con la natura. Lui ama già molto camminare in montagna, o fra i boschi. Si appassiona, e presto entra a far parte di una Compagnia arcieristica. Se la cava più che bene, perché fa spesso centro con il suo arco, e si toglie qualche soddisfazione anche a livello agonistico. In tempi limitati si tira da più posizioni verso i bersagli, fissi e mobili, in condizioni, morfologiche del terreno, e di visibilità, diverse, e a distanze indefinite. Una sfida che esige concentrazione, e feeling con la propria arma nelle cinque o sei ore di durata dei percorsi di gara. Agli Assoluti italiani della sua categoria entra regolarmente fra i primi sei.

 

Vicino a un bersaglio di gara di tiro con l’arco in campagna

 

Premiazioni dopo una gara

 

In due edizioni riesce a salire anche sul podio tricolore. La scorsa stagione è stato campione regionale in entrambe le federazioni, la FITarco e la Fiarc. Ma sono le gare della Quintana della sua città che meglio esaltano le sue capacità di tiratore e lo consacrano come uno degli arcieri più vincenti nella storia della rievocazione storica. Nel quartiere, e sestiere, dove è nato, abita e lavora, Porta Solestà, non potranno perdonarselo mai.

 

Arciere di Sant’Emidio al campo giochi

 

In gara alla Quintana

 

A credere in lui, e ad ingaggiarlo, arrivano per primi, infatti, quelli di Sant’Emidio dopo una sua esibizione ad Appignano. E scoccando frecce per i colori rosso e verde, anno dopo anno, sarà protagonista di un filotto di successi con pochi eguali. Inaugura la serie delle vittorie a squadre nello stesso anno, il 2008, in cui se ne va il papà Nazzareno, il fondatore della Casa del Colore. E’ la sua prima Freccia d’oro, il Palio degli Arcieri, che conquisterà ancora nel 2013, 2015, 2017, 2018, 2021 e 2023. Tre le Brocche d’oro in bacheca invece per le gare di singolo, vinte nel 2010, 2016 e 2018. Fino a oggi. «Ho avuto il piacere – ricorda Peppe Capponi – di essere stato premiato da ben tre Magnifici Messeri: Celani, Castelli e Fioravanti». Ma la Casa del Colore resta il suo trofeo più amato.

 

Con gli altri arcieri del Sestiere di Sant’Emidio

 

Premiato dal sindaco Castelli

 

Premiato dal sindaco Fioravanti

 

GAME OVER

 

Nell’ultimo decennio dietro il bancone lo ha aiutato, finché  ha potuto, oltre alla moglie Annachiara, anche Laura, una delle figlie. Lui ne ha approfittato per dedicarsi alla rappresentanza di zona, con mandato provinciale, per alcuni prodotti, facendo il giro, un paio di giorni a settimana, delle rivendite della costa e del fermano. Ma è dura per una giovane mamma stare dietro a negozio e famiglia. Laura ci ha provato con tanto entusiasmo, ma dopo la seconda, recente, gravidanza, ha dovuto gettare la spugna.

 

Con la figlia al tintometro

 

«Riconosco che stare in negozio tutti i giorni – osserva Giuseppe Capponi – dalle sette di mattina alle otto di sera, interrotti solo dal breve break per il pranzo, non può lasciare spazio a una donna anche per la famiglia. Io l’ho fatto per una vita, ci siamo fatti un nome grazie alla nostra serietà, ho amato immensamente questo lavoro, che ci ha permesso di vivere dignitosamente, ma è giunto il tempo di dire basta».

Gli scaffali si vanno svuotando senza che gli articoli vengano riassortiti. I tintometri sempre più lontani dal loro pieno regime di produzione. Una sorta di triste, lenta, dolorosa eutanasia imposta alla tua creatura più amata. Che già rimpiangi. Come un facile bersaglio alla portata di un arciere senza più frecce nella propria faretra.

 

SE VI SIETE PERSI “LE STORIE DI WALTER LUZI”…..

 

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