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Un anno fa la svolta nella lotta
contro il Covid: da allora nel Piceno
somministrate 380.000 dosi di vaccino

CORONAVIRUS - Il 27 dicembre 2020, ricordato come il V-Day, furono vaccinati i primi 15 operatori sanitari, tra l'emozione e la speranza, dopo mesi in cui sembrava che nulla potesse fermare il virus. Poi il 20 febbraio, primo giorno dell'apertura della campagna vaccinale alla popolazione. Mazzoni (direttore della Farmacia dell'Area Vasta 5): «Crollo di ricoveri e decessi, grazie al farmaco»
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Cesare Milani, Claudio Angelini e Isidoro Mazzoni ricevono il pacco con i flaconi di vaccino, nel v-day del 27 dicembre scorso

 

di Maria Nerina Galiè

 

Un anno fa la svolta nella lotta al Covid: il 27 dicembre 2020 in tutta Italia si è aperta la campagna vaccinale contro il virus che aveva spazzato via tante vite, cogliendo impreparata la Sanità mondiale, messa in ginocchio dall’emergenza.

Nella provincia di Ascoli, da quel giorno, sono state somministrate 380.000 dosi (sotto il riepilogo di tutti gli articoli inerenti). «Rispetto ad un anno fa i ricoveri sono crollati, così come il numero di morti. E questo grazie ai vaccini», sono le parole del dottor Isodoro Mazzoni, direttore del Servizio Farmaceutico dell’Area Vasta 5, uno dei protagonisti nel V-Day nel Piceno.

«Emozione e speranza» i sentimenti che hanno prevalso negli animi dei presenti alle delicate operazioni. In prima fila, Cesare Milani, direttore di Area Vasta 5, Claudio Angelini, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica.

Quel giorno, intorno alle 9,30, un agente di Polizia arrivato a bordo di una Volante scortata da altri colleghi e dai Carabinieri, ha consegnato i flaconi nelle mani del dottor  Mazzoni che, con la sua equipe, ha provveduto a diluire le dosi, pronte ad essere iniettate nei volontari che si erano prenotati attraverso il format dell’Asur Marche tra 19 ed il 22 dicembre. La selezione è poi stata fatta in base all’età (nati prima dell’1 gennaio 1961) e al ruolo, per toccare i vari settori della Sanità pubblica del territorio.

La scelta è ricaduta su 3 medici, 3 infermieri, 3 operatori socio sanitari, un medico di medicina generale, un pediatra, un medico convenzionato un medico di guardia medica e 2 dipendenti di Area Vasta 5 con altre qualifiche. L’età media è stata di 62 anni.

C’erano anche 5 riserve, nel caso che fosse emerso all’ultimo un motivo di esclusione dei prescelti.

Il dottor Marco Giri, il primo vaccinato del Piceno

Tra i selezionati, Marco Giri, primario di Psichiatria, il primo a sottoporsi alla vaccinazione, Giampiero Filomeni della Medicina Legale di San Benedetto, la radiologa Erminia Brodosi e il dirigente medico Silvano Papiri.

Teatro delle operazioni di vaccinazione è stato l’ambulatorio di Terapia del Dolore, al terzo piano dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto. Ad effettuarle, l’equipe del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5 con 3 medici più il primario Claudio Angelini, 2 assistenti sanitari e un operatore socio sanitario. Con loro anche un infermiere dall’ambulatorio, diretto dal dottor Maurizio Massetti.

Il giorno in cui il vaccino è arrivato alla popolazione, partendo dagli over 80, categoria che aveva registrato più decessi, è stato il 20 febbraio 2021: composti e pieni di fiducia nel nuovo strumento contro il Covid, per gli anziani, tenuti per mesi lontani da figli e nipoti al fine di evitare il contagio, è stato un giorno di festa.

FOTOGALLERY DEL V-DAY DEL 20 FEBBRAIO 2021 (L’articolo continua dopo le foto)

 

ASCOLI – CASA DELLA GIOVENTU’

SAN BENEDETTO – PALSPORT “BERNARDO SPECA”

Il personale addetto alla vaccinazione al Palasport di San Benedetto. Al centro la dottoressa Maria Teresa Nespeca

Dal primo caso Covid nel Piceno, a marzo 2020, fino all’ultimo della prima ondata, del 16 maggio, erano stati 290 i contagiati e 13 i decessi. Molto peggio in autunno, complice un’estate in cui si è abbassata un po’ troppo la guardia e non si è voluto rinunciare a vacanze e serate. Il 30 dicembre 2020 il totale dei positivi nel Piceno era arrivato a 5.079 (di cui 4.789  da luglio in poi). Il picco della seconda ondata a fine ottobre (il 24 ottobre sono stati registrati 246 nuovi casi in un solo giorno). Da inizio pandemia si era arrivati a contare 119 decessi. Il riverbero sulle strutture sanitarie non si è fatto attendere, mettendo a dura prova i reparti di emergenza. C’è stato un momento in cui non si sapeva dove mettere i pazienti che arrivavano bisognosi di cure. Novembre il mese più nero, il 25 c’erano oltre 100 persone ricoverate tra il “Mazzoni” di Ascoli ed il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.

I dati di ieri, 26 dicembre, dell’Osservatorio regionale: dall’inizio della pandemia, la provincia di Ascoli ha avuto 15.769 positivi e pianto 256 morti.

Quindi oltre 10.000 le persone che si sono contagiate in un anno e 137 i morti.  In proporzione, senza il vaccino, le vittime sarebbero state molte di più.

Sul fronte ricoveri, in Area Vasta 5, sempre ieri 26 dicembre si registravano 11 pazienti (un anno fa nello stesso giorno i ricoverati erano 43). Oggi, 27 dicembre, riapre la Pneumo Covid dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, che nella seconda e terza ondata è stato l’elemento nuovo rispetto al primo piano pandemico, dove il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto era stato convertito, in due giorni, in ospedale Covid.

La coordinatrice infermieristica Mariella Garofani, la collaboratrice sanitaria Giovanna Cappelli, la dottoressa Rosa Cardi al punto vaccino di Monticelli

Senza vaccino, l’unico strumento per difendere la popolazione era stata la prevenzione, attraverso una vera e propria caccia ai contagiati, da parte del Sisp, per isolarli nel più breve tempo possibile. Nella prima e nella seconda ondata l’equipe del Sisp, diretto dal dottor Angelini, ha combattuto il virus a mani nude. 

Un alleato prezioso, il laboratorio di Biologia molecolare del “Mazzoni” dell’unità complessa di Patologia Clinica diretta dal dottor Antonio Fortunato, al ritmo di 800 temponi molecolari al giorno nei momenti clou.

Resta il fatto che in quasi due anni di pandemia, la tenuta psicologica di tutti è stata messa a dura prova, tra turni massacranti, zero ferie e permessi e la costante, legittima, paura di infettarsi e infettare.

Ma alla fine ha prevalso l’obiettivo comune che è sempre stato quello di curare i malati. 

Mesi difficili per il direttore generale dell’Area Vasta 5, Cesare Milani, che non si è mai dato per vinto mettendo in campo ogni forza per tenere testa alla pandemia. Fino alle dimissioni, annunciate il 13 dicembre.

I dottori Giancarlo Viviani, direttore degli ospedali del Piceno, Claudio Angelini, direttore del Sisp, e Vittorio D’Emilio (primario di Pneumologia e del reparto Pneumo Covid del “Mazzoni”, mentre si sottopongono al vaccino

 



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